Ragusa: nuova protesta per avere verità su Daouda. Le indagini sarebbero ad una svolta( foto e video)
Daouda è vivo ed è qui insieme a noi! E’ questo che ripetevano in coro i suoi amici, la sua gente, nella manifestazione che si è tenuta ieri a Ragusa per avere verità e giustizia sull’ivoriano 37enne scomparso il 2 luglio scorso da Acate.
Una nuova mobilitazione, la terza da quando è scomparso Daouda, organizzata dall’USB Ragusa ad Acate, luogo della scomparsa dove insiste anche il cementificio in cui lavorava Daouda. Ma la protesta di ieri è stato anche un modo per dire basta allo sfruttamento lavorativo a cui sono sottoposti questi uomini che lavorano senza contratto, dieci ore al giorno, con una paga misera e in condizioni proibitive, come aveva denunciato lo stesso Daouda in un video inviato al fratello.
“La situazione è tragica, perché un lavoratore in Italia non può sparire nel nulla. Ed invece accade purtroppo molto spesso” ha dichiarato Stefano De Angelis del Coordinamento nazionale lavoro agricolo USB.

Una denuncia forte che deve fare riflettere perché è proprio vero, siamo in Italia e queste cose non possono e non devono accadere, ma la realtà è diversa e ciò che colpisce di più è che ieri alla manifestazione, non c’erano presenti le istituzioni, non c’erano le sigle sindacali maggioritarie Cgil, Cisl e Uil.





Il corteo da Piazza San Giovanni ha attraversato il centro storico della città blindato dalle forze dell’ordine e si è fermato in Piazza Poste, vicino alla Prefettura. Qui, una delegazione del sindacato Usb e dei lavoratori, ha incontrato, a porte chiuse, il Prefetto di Ragusa e ha avanzato alcune precise richieste.
“Per prima cosa abbiamo chiesto di cercare Daouda e poi che inizino le ispezioni su tutta la fascia trasformata perché i lavoratori vengono sfruttati e questo lo sanno tutti dalla politica alle organizzazioni sindacali.” Queste le parole di Michele Mililli della Federazione Sociale Usb Ragusa che ha fatto parte della delegazione presente all’incontro con il Prefetto di Ragusa Giuseppe Ranieri, che ha assicurato che il tavolo di coordinamento delle indagini in Prefettura è attivo e funzionante e le ricerche continuano incessantemente, così come le indagini della Procura che, ha dichiarato il Prefetto, pare siano ad un punto di svolta.
L’Usb comunque continuerà l’azione di protesta e anche la raccolta fondi avviata per la famiglia di Daouda. Ricordiamo infatti che dopo 5 anni Daouda sarebbe dovuto rientrare proprio ieri in Costa D’Avorio per riabbracciare la moglie ed il figlio di 8 anni.
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