Omicidio Lucifora, Davide Corallo è stato assolto e scarcerato per non aver commesso il fatto: la chiave di volta il DNA

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Non c’è pace per Peppe Lucifora il cuoco modicano barbaramente ucciso nella sua abitazione nel quartiere Dente il 10 novembre del 2019. L’ex carabiniere Davide Corallo accusato di essere il suo assassino è stato “Assolto per non avere commesso il fatto” e ne è stata disposta la scarcerazione immediata.

Bisogna quindi ricominciare tutto da zero per cercare di far luce su una vicenda che ha scosso la comunità modicana profondamente legata a Peppe Lucifora.

Ad assolvere Davide Corallo è stata la Corte di Assise davanti alla quale Corallo era a giudizio con rito abbreviato condizionato alla integrazione probatoria testimoniale di due professionisti, il medico legale Maurizio Saliva e Luciano Garofano, biologo ed ex comandante del Ris di Parma, generale in congedo. 

Il pubblico ministero Francesco Riccio aveva chiesto la condanna di Corallo a 16 anni di reclusione ma a quanto pare è arrivata una sentenza che ha lasciato tutti stupiti.

La Procura di Ragusa attraverso il procuratore capo Fabio D’Anna dichiara di attendere le motivazioni per “vedere quale sia stato il ragionamento posto dalla corte a fondamento del suo giudizio assolutorio”.

Davide Corallo era stato arrestato il 15 giugno del 2020 a quasi un anno dalla morte di Lucifora.

Ricordiamo che il corpo senza vita dell’uomo venne trovato chiuso a chiave all’interno di una stanza nella sua abitazione in largo XI Febbraio. L’autopsia, condotta dal medico legale Giuseppe Iuvara aveva fatto emergere che Lucifora era stato prima tramortito e poi strangolato da una persona che aveva usato la mano destra per ucciderlo senza che la vittima avesse opposto alcuna resistenza.

Ma ad incastrare Davide Corallo erano state le tracce di Dna raccolte dai Ris nel bagno dell’abitazione che avevano dimostrato che Corallo era stato nella casa di Lucifora nell’arco di tempo in cui il delitto era stato consumato.

Ma Davide Corallo aveva da sempre sostenuto che l’ultima volta che era stato in casa di Lucifora e aveva avuto rapporti con la vittima era stato il 24 ottobre. Quindi una data antecedente a quella dell’omicidio.

I Ris, per confutare questa tesi, avevano proceduto per ben sedici volte ad aprire il rubinetto nell’unico bagno della casa e a tenerlo aperto per lo stesso arco di tempo necessario a compiere un gesto quotidiano come lavarsi le mani.

Questo per dimostrare come qualsiasi traccia presente non avrebbe resistito per un tempo così lungo. Ed è su questo punto che si gioca la partita. Perché per quanto riguarda il Dna non si può affermare con certezza la databilità.

Ed è su questo punto che si sono concentrati gli esperti indicati dalla difesa, che hanno ribaltato il risultato dimostrando che non ci sarebbe stata alcuna evidenza scientifica sul corpo della vittima tale da indicare Corallo come colpevole. Ma soprattutto che la traccia mista di Dna effettivamente rinvenuta nello scarico del lavandino non sarebbe databile con certezza all’arco di tempo in cui venne commesso il delitto.

Ovviamente adesso si attendono i trenta giorni di tempo per conoscere con esattezza la motivazione che ha portato a questa sentenza.

Anche il legale della famiglia di Lucifora, Ignazio Galfo, che si é costituita parte civile, attende, prima di esprimersi, di conoscere le motivazioni della sentenza. 

Ed insieme a lui anche tutta la città attende di sapere cosa è successo quel maledetto giorno e chi, se non è stato Davide Corallo, ha ucciso Peppe Lucifora.   

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