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25 Settembre 2021

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Cecilia Pitino e Alessandra Ristuccia tra le voci siciliane che omaggiano il grande De André

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Modica – Un lavoro raffinato e di grande cura, teso a valorizzare con grande maestria il capolavoro di Fabrizio De André “La Buona Novella”.

E’ Il lavoro del cantautore palermitano Francesco Giunta che con grande maestria e in dialetto siciliano ha completamente rivisitato l’album del cantautore genovese, ispirato ai Vangeli apocrifi che compie 50 anni.

La cosa che ci rende orgogliosi è che tra le voci femminili che raccontano nella nuova veste, “La Buona Novella” ci sono quelle di due modicane, una di nascita e un’altra di adozione: Cecilia Pitino e Alessandra Ristuccia, due interpreti di grande sensibilità che insieme a Laura Mollica e Giulia Mei con Beatrice Cerami al pianoforte hanno dato vita ad un capolavoro che si potrebbe definire una rappresentazione di “musica slow”.

Alessandra Ristuccia

La Buona Novella è diventato “A na vistina di casa un ciuriddu cuseru”, dunque non una semplice traduzione dei testi, ma un lavoro di valorizzazione degli originali completamente rivisitati e riadattati. Un lavoro quasi tutto al femminile che De André avrebbe molto apprezzato, come ha avuto modo di dichiarare anche la compagna di una vita del cantautore, Dori Ghezzi che ha commentato: “Interpretazioni sentite con voci meravigliose.

C’è qualcosa di vero e di potente che Fabrizio avrebbe amato molto. Sappiamo cosa ne pensava del preservare i dialetti e le tradizioni popolari. Perché un uomo che perde il dialetto è come un animale che perde l’istinto”. Il 1° luglio scorso il produttore Francesco Giunta, insieme a Giuseppe Greco e alle interpreti hanno incontrato la Ghezzi al Teatro Jolly di Palermo in una serata dedicata a Battiato.

Per capire l’intensità dei testi ed il lavoro fatto dagli artisti siciliani riportiamo una strofa della canzone in cui “E tu piano posasti le dita. All’orlo della sua fronte. I vecchi quando carezzano, hanno il timore di far troppo forte…” è diventato “La to manu si fici di sita e aràciu carizza dda frunti, i vecchi hannu un lèggiu tuccari, ca nun sannu si ponnu struppiari…”

Un esempio di grande poetica, di rivalutazione del dialetto siciliano, una dimostrazione d’amore nei confronti del cantautore e un modo per riaffermare il valore delle donne che si fanno portavoce di un messaggio che dalla Sicilia e per buona parte anche da Modica, si fa universale.

cantautori, dialetto, mudica

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