Cosa succede, di grazia, a Modica?
Cosa accade in questa città che sembra essere diventata un’enclave priva di regole e leggi?
La domanda è legittima, non tanto perché basata su sensazioni ed opinioni, quanto perché frutto di una riflessione concreta, documentabile e ben chiara nella mente di chi ancora conserva un minimo di memoria e coscienza critica.
Ed è la stessa domanda che il giornalista Angelo di Natale pose più di un anno fa all’allora consigliere d’opposizione, l’avv. Salvatore Poidomani: “Ha mai saputo, o avuto notizie, sull’esito delle sue denunce?”. “No, mai” fu la risposta di Poidomani; e non sembra che dopo due anni la questione sia cambiata o si sia evoluta di una virgola.
Accadde infatti che nel tardo autunno del 2019, Poidomani, noto penalista modicano, e candidato a sindaco per il centrosinistra, sconfitto proprio da Abbate, si fosse recato in Procura, a Ragusa, portando con sé parecchi faldoni.
All’interno erano custodite,a suo dire, le prove e le carte di presunti reati, tutti da accertare naturalmente, commessi a Palazzo San Domenico, molti dei quali già attenzionati dalla magistratura contabile ed oggetto di duri richiami all’amministrazione comunale da parte della Corte dei Conti.
Poidomani incontrò i vertici della Procura, consegnò i documenti, firmò l’esposto e se ne tornò a casa con la promessa, tra l’altro dovuta a qualsiasi cittadino che denuncia una pubblica amministrazione, di aver ben presto notizie sulla fondatezza o meno delle indagini.
Ad oggi, e sono trascorsi quasi due anni, l’oramai ex consigliere Poidomani, che anche a causa di questa profonda delusione, amplificata dall’essere operatore di giustizia, si dimise dalla carica poco dopo, attende ancora una risposta. Una risposta che sia una; non importa se negativa o positiva.
A lui basterebbe sapere se tutto ciò che segnalò come irregolarità ed ipotesi di reati fosse solo un semplice abbaglio, trattandosi di atti perfettamente legittimi; oppure sapere che qualcuno sta indagando, e su che cosa, delle decine di episodi e di delibere segnalate.
Perché nel primo caso, in ossequio all’indipendenza dell’operato di chi indaga e giudica nulla questio, qualunque sia la decisione.
Ma se per caso quei fascicoli giacessero, addormentati, in qualche cassetto allora la valutazione sarebbe completamente diversa.
Allora sì, ci sarebbe qualcosa che non và.
Non solo per ciò che non è stato fatto in questi mesi, ma anche per quanto è stato fatto in passato quando, obbiettivamente, furono inchieste ed una furiosa campagna di stampa a determinare, per almeno due quinquenni, l’esito delle elezioni che portarono prima alla breve parentesi di Buscema, e poi all’ascesa di Abbate.







