Da tre anni a questa parte la democrazia a Vittoria è sospesa senza che nessuno si ponga il problema di una comunità, non certo irrilevante per numero di abitanti, privata del diritto di scegliere i propri amministratori e sottoposta al giogo di una guida esterna alla realtà locale, specchio di tutti i limiti che accompagnano le amministrazioni non elette.
Dopo il nuovo provvedimento dell’ARS, che proroga alla sessione autunnale, i rinnovi delle amministrazioni in scadenza, saranno infatti più di 3 anni che a Vittoria non si svolgono libere elezioni per scegliere un Sindaco, un’amministrazione ed un Consiglio Comunale voluto dai cittadini.
Prima lo scioglimento per sospette infiltrazioni mafiose, e poi le proroghe alla scadenza legate all’emergenza Covid, hanno permesso che, da tre anni, siano funzionari nominati dal ministero a guidare la città, svilendola di ogni afflato democratico e consegnandola al limbo delle amministrazioni straordinarie che nulla lasciano alle città nelle quali sono impegnate.
Come se non bastasse la beffa legata al tempo trascorso, si è sommata anche la schizofrenica gestione regionale che, di proroga in proroga., ha dilatato la scadenza elettorale, fra l’altro con provvedimenti arrivati costantemente in ritardo che hanno fatto più volte partire, e poi bruscamente bloccare, la campagna elettorale, provocando esasperazioni, nervosismi e tensioni delle quali la città non aveva certamente bisogno.

Vittoria insomma è lo specchio della democrazia dimenticata nell’indifferenza generale; di una città cui è stato applicato un sistema più vicino a quello delle dittature sudamericane che dei sistemi democratici, nella quale la democrazia è stata sospesa per decreto senza che nessuno abbia mai fatto le barricate né in Parlamento né in Assemblea Regionale.
Una vicenda che racconta molto non solo delle falle del nostro sistema, ma anche dell’incapacità della nostra classe parlamentare provinciale e regionale (perché il caso di Vittoria non è certo solo di portata locale) a fare valere i diritti democratici della comunità che essi rappresentano.
Adesso è tempo di ripristinarla questa democrazia stuprata, è tempo di svolgere le elezioni, senza ulteriori rinvii, ma, soprattutto, è tempo che qualcuno racconti la vera storia di quanto successo a Vittoria in questi tre lunghissimi anni.







