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23 Giugno 2021

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Elezioni Regionali 2022: La campagna è già partita tra incognite e caccia ai posti in lista

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E’ ufficialmente scattato il countdown per le elezioni regionali del 2022, atteso che le grandi manovre palermitane sono iniziate e che chiunque intenda candidarsi, occupando al momento una qualunque altra carica istituzionale, dovrà dimettersi ben 6 mesi prima.

A titolo di esempio, ricadendo la scadenza elettorale nella sessione autunnale del prossimo anno, già ad Aprile, presumibilmente, chi si trova in condizioni di incompatibilità dovrà scegliere la via della dimissione obbligatoria, pena la incandidabilità.

Una fattispecie tutt’altro che neutra, rispetto agli equilibri provinciali, se si pensa che più di un Sindaco potrebbe essere interessato a correre, scatenando un effetto domino che si estenderebbe alle amministrazioni di molte città.

In casa 5 Stelle, finiti i fasti degli anni passati, bisognerà comprendere se e come si riuscirà a confermare il seggio che attualmente è della ragusana Campo; sarà in questo senso assolutamente discriminante l’accelerazione che saprà imprimere alla proposta politica grillina l’arrivo di Conte, ma anche le ripercussioni che avranno anche in terra iblea le paventate scissioni. L’impressione è che i 5 stelle di Conte si avvarranno sempre meno di strumenti improvvisati di selezione della classe dirigente, e che l’epoca di illustri sconosciuti che diventavano deputati con poche decine di voti sulla piattaforma Rousseau sembra destinato al tramonto.

In casa Pd tutto dipenderà dalla scelta di Nello Dipasquale, il quale non ha mai nascosto la sua ambizione di trasferirsi a Roma, ma che dovrà adesso fare i conti con una gestione delle candidature nazionali, alla luce della riforma approvata, che penalizza le proposte che giungono dai territori meno popolosi e più periferici.

L’impressione è che Dipasquale possa anche fare un pensierino al Comune di Ragusa, dove già è stato sindaco per due legislature, sia in virtù della scarsa popolarità dell’attuale sindaco, sia perché la rete di potere cittadina che a lungo Dipasquale ha intessuto non sembra minimamente intaccata dagli anni trascorsi. Se Dipasquale dovesse tentare di correre per la conferma del seggio palermitano, la lista del Pd ruoterebbe inevitabilmente attorno alla sua candidatura, tenuto conto che 2 dei 4 candidati devono essere di sesso femminile, mentre se Dipasquale dovesse scegliere altro allora si aprirebbe una corsa che potrebbe coinvolgere sia il versante ipparino, sia il comprensorio modicano, nonostante si faccia fatica ad intravvedere proposte politiche innovative, e gli attuali equilibri facciano più propendere per un cavallo di ritorno che potrebbe essere o l’ex sindaco di Comiso, Di Giacomo, o l’ex senatrice Padua.

Il resto dell’offerta politica di centro sinistra difficilmente potrà concorrere ad un seggio, a meno di clamorose sorprese, che potrebbero venire o dall’effetto trainante della candidatura a Presidente per la coalizione di Fava, o dalla scelta federativa a livello regionale che metta al riparo il raggiungimento di quorum e la competitività delle liste.

In casa del centro destra la lotta è aperta per l’obbiettivo dichiarato di raggiungere almeno due delle 4 posizioni utili a rappresentare la provincia.

Innanzitutto la new entry Lega che sembra avere le carte in regola per puntare al seggio; molto dipenderà dalla composizione della lista e dalle scelte del deputato nazionale Minardo che potrebbe anche scegliere di correre in proprio, magari con la copertura della presenza in posto utile nel listino regionale, qualora decida di sperimentare l’ipotesi di una esperienza diretta di governo.

In quel caso la lotta sarà per la seconda posizione che, in casi di doppia elezione di Minardo, potrebbe rappresentare il viatico utile per Sala d’Ercole; in pole position i ragusani Mallia e Occhipinti, ma con la difficoltà di spiegare a Orazio Ragusa, uscente seppure fortemente indebolito nei consensi, che dovrà accontentarsi della candidatura a Sindaco di Scicli più che del ritorno a Palermo.

Diverso lo scenario nel caso in cui Minardo non si candidi: allora la lotta per la posizione utile sarà riservata ad uno tra Occhipinti e Mallia nel capoluogo, e all’uscente Ragusa, o ad una sorpresa nel versante modicano.

In casa Forza Italia c’è molta preoccupazione: il calo dei consensi non autorizza certo all’ottimismo, anche se in Sicilia il crollo verticale degli ultimi anni sembra più contenuto. Miccichè dovrà necessariamente immaginare una lista forte e competitiva per aspirare al seggio; una ipotesi che potrebbe fare entrare in gioco la vera mina vagante di queste elezioni: l’attuale sindaco di Modica, Abbate.

Non è un mistero per nessuno che Abbate da tempo cerchi una collocazione utile nella quale esprimere il suo potenziale elettorale; un potenziale che è croce e delizia delle sue ambizioni, atteso che se da una parte lo mette in pole position per l’elezione in caso di candidatura, dall’altra gli chiude molte porte gestite da potenziali concorrenti, poco disposti a fare trovare ad Abbate la tavola già imbandita per il lauto pasto.

Al Sindaco di Modica, non è un mistero, tramontate le suggestioni renziane, e mai nate quelle leghiste, restano solo due strade: o la candidatura in Forza Italia, o quella in Fratelli d’Italia, partito in forte ascesa che gli potrebbe garantire l’ottenimento sicuro del seggio alla lista, limitando la sua battaglia alla leadership nei consensi.

Ma è proprio qui che cade l’asino (premettendo che è lo stesso asino che abbiamo visto volare in questi anni tante volte…): sarà disponibile la classe dirigente di FdI, dopo anni di traversata nel deserto, a regalare ad Abbate il seggio? Sarà talmente ingenua l’attuale dirigenza dei meloniani da accettare una candidatura imposta dall’alto, e soprattutto a favore di un sindaco che i consiglieri comunali e la dirigenza modicana ha sempre attaccato con toni duri e perentori? Ed ancora: sarà disponibile a consegnare, mani e piedi, il partito in provincia, considerando l’attitudine alla gestione solitaria del potere da parte di Abbate?

Abbate sembra forte di un accordo romano e palermitano in tal senso, ma da qui al prossimo Aprile dovrà scontrarsi con due fattori importanti: il primo riguarda la sorte della lista di Musumeci e la sua eventuale ricandidatura, il secondo la sorte personale del parlamentare comisano Giorgio Assenza; non è un mistero che lo stimato legale comisano potrebbe anche decidere di candidarsi tra le file  di FdI, ponendo come condizione la non candidatura di Abbate, in questo spalleggiato dall’ala ragusana del partito, zoccolo duro dell’eredità finiana in provincia, che potrebbe fare fronte comune per lanciare in pista o una personalità ragusana o uno dei rampanti vittoriesi che sono stati tra i protagonisti della crescita attuale del partito in città.

Resterebbe a questo punto ad Abbate la possibilità di lanciare l’opa su Forza Italia, anche se in questo caso dovrebbe superare anche l’ostilità della parte dialogante della Lega che potrebbe fare valere, seppure in terra straniera quale quella dei berlusconiani, la volontà di Minardo di non avere altri deputati regionali nella coalizione, a lui non graditi, nella città di Modica.

Insomma, una partita difficile e complessa, nella quale l’unica certezza sembra essere l’accorciarsi della legislatura a Modica, per la quale l’autunno dell’anno prossimo potrebbe già essere tempo di eleggere il nuovo sindaco.

Altra partita complessa e complicata alla quale riserviamo la prossima puntata.

Ascolta

Nello Dipasquale, Nini Minardo, Pippo DiGiacomo, Stefania Campo, Venerina Padua

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