Per mesi ci hanno raccontato che il tracciamento dei contatti di quanti risultano positivi al Covid, è una frontiera essenziale nella lotta al Virus.
Evidentemente questa frontiera si interrompe prima dello Stretto, e si restringe ulteriormente in provincia di Ragusa. Come spiegare altrimenti il rapporto, quello reale e non solo alfanumerico, tra positivi accertati e contatti diretti in quarantena?
Facciamo una simulazione: i positivi in provincia di Ragusa sono circa 1250; vogliamo dare per buono che ciascuno dei positivi abbia una famiglia mediamente composta da 4 persone, frequenti un ambiente di lavoro o una scuola, abbia un minimo di interazione sociale?
Bene, fatto questo passaggio, vogliamo immaginare che ciascuno abbia avuto nei momenti di incubazione della malattia rapporti stretti e prolungati con almeno 20 persone, a voler essere ottimisti?
20 per 1250 fa 25.000. Avete notizia di 25.000 cittadini in provincia in quarantena preventiva? Avete notizia di oltre 2500 quarantene a Modica o di 7500 a Ragusa?
Vi rispondiamo noi: assolutamente no.
Ed allora delle due l’una: o si sono ammalati solo degli eremiti orfani, ovvero il piano di tracciamento dei contatti non è saltato, è deflagrato; con la conseguenza che migliaia di potenziali bombe biologiche sono beatamente in giro per case, scuole, luoghi di lavoro.
Alla faccia dei piani vaccinali, delle zone rosse e dei sacrifici chiesti a quanti sono costretti ancora oggi a tenere chiuse le proprie attività o, peggio ancora, a lavorare in perdita.






