Il 18% sono minori non accompagnati

Aumentano gli sbarchi nel Mediterraneo. Unhcr e Iom segnalano anche un incremento delle vittime

Nel mese di maggio 2026 sono state 3.054 le persone arrivate via mare sulle coste italiane, con un incremento del 24% rispetto ad aprile, quando gli sbarchi erano stati 2.459. Il dato, diffuso dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), evidenzia tuttavia un calo complessivo rispetto allo stesso periodo del 2025.

Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, i flussi migratori continuano a concentrarsi sulla rotta del Mediterraneo centrale, con partenze prevalentemente da Libia, Tunisia e Algeria. In particolare, la Libia si conferma anche a maggio il principale paese di origine delle partenze, rappresentando l’89% del totale degli arrivi registrati.

Tra i dati diffusi, Unhcr segnala inoltre almeno un decesso e una persona dispersa a seguito di due distinti incidenti avvenuti in prossimità delle coste italiane, sempre lungo la rotta centrale del Mediterraneo.

Per quanto riguarda i punti di approdo, il 53% delle persone sbarcate è giunto a Lampedusa, mentre gli altri arrivi sono stati registrati in diversi porti italiani, tra cui Pozzallo, Augusta, Catania, Brindisi, Bari, Taranto, Ancona, Ravenna e Savona, oltre a Pantelleria e alcune località della Sardegna come Porto Pino e Sant’Antioco.

Nel periodo compreso tra gennaio e maggio 2026, il numero complessivo degli arrivi via mare si attesta a 11.630, quasi la metà rispetto allo stesso periodo del 2025, quando erano stati registrati 22.971 sbarchi. Anche su scala annuale, la Libia rimane il principale Paese di partenza con l’86% dei flussi, seguita dalla Tunisia, che sale all’8%.

La Sicilia continua a rappresentare il principale punto di approdo nazionale, con Lampedusa che da sola intercetta il 57% degli arrivi nei primi cinque mesi dell’anno, seppur in calo rispetto al 78% registrato nello stesso periodo del 2025.

Sul piano delle nazionalità, i dati indicano una prevalenza di persone provenienti dal Bangladesh (29%), seguite da Somalia (11%), Pakistan (9%), Sudan (8%), Algeria (7%), Egitto (6%), Tunisia (4%), Eritrea, Mali e Costa d’Avorio (2% ciascuno).

Un altro elemento rilevante riguarda la presenza dei minori non accompagnati, che rappresentano il 18% del totale degli arrivi, un dato stabile rispetto all’anno precedente. Contestualmente, il 21% delle persone giunte in Italia risulta essere stato soccorso da navi delle Ong operanti nel Mediterraneo.

Sul fronte delle perdite umane, i dati del Missing Migrants Project dell’Iom indicano 1.239 morti e dispersi nei primi cinque mesi del 2026 lungo le rotte mediterranee, escludendo quella dell’Africa nord-occidentale. Di questi, 824 si riferiscono alla sola rotta del Mediterraneo centrale, pari al 67% del totale. Nello stesso periodo del 2025 le vittime erano state 710, di cui 475 lungo la rotta centrale.

Un quadro che restituisce, ancora una volta, la complessità e la criticità di una rotta migratoria che continua a registrare movimenti significativi e un numero di vittime in crescita rispetto all’anno precedente.

(fonte Ansa)

M. S.

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