Oltre la Retorica: Politica, Cultura e il Rifiuto della Complessità

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( di Carmelo Modica) – Introduzione: Politica e Cultura, un Nodo Inscindibile.Politica e/è Cultura” non è solo una suggestione semantica, ma una necessità logica. (1) La politica, svuotata di cultura, diventa amministrazione opaca o propaganda sterile. La cultura, senza lo sbocco della politica, si trasforma in esercizio accademico o estetismo autoreferenziale.

Eppure oggi, la separazione tra queste due sfere è diventata una frattura: la mediocrità della vita pubblica è figlia diretta della povertà culturale. Ci troviamo davanti a un disarmo concettuale che ha cancellato la profondità, semplificato la complessità e messo in secondo piano ogni forma di pensiero critico.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: slogan al posto di proposte, indignazione al posto di visione, personalismi al posto di sistemi.

La crisi del pensiero politico: slogan senza metodo. Viviamo in un’epoca in cui si può dire tutto: rilanciare la meritocrazia, combattere la disuguaglianza, superare la dicotomia destra/sinistra, garantire accesso e giustizia sociale. Tutto giusto. Tutto condivisibile.

Ma se non si indica come, con quali strumenti, con quali alleanze, con quali visioni sistemiche, tutto resta retorica. Il linguaggio pubblico è diventato nobile ma inconcludente, etico ma sterile.

Non è una questione di principi, ma di assenza del “che fare?”. Senza ipotesi, tesi, sintesi e decisione, la politica si riduce a giudizio morale o indignazione continua. Non si cambia nulla.

Questa sterilità è figlia dell’abbandono di un metodo culturale. Senza cultura politica, la politica vera scompare, lasciando spazio al rumore di fondo.

In questa chiave, colpisce un esempio recente, emblematico del modo dissennato in cui si affrontano i problemi reali: è davvero sintomatico che, in un’epoca caratterizzata da un incredibile incremento delle vendite online (Amazon su tutte) e dalla moltiplicazione di supermercati e ipermercati, a Modica, si proponga – persino come contromisura al dissesto finanziario – la realizzazione di un temporarystore per contrastare la desertificazione del centro storico. Un rimedio tanto estemporaneo quanto cieco, che ignora la profondità e complessità del fenomeno.

Il trionfo dell’apparenza e la supponenza del moderno. In questo scenario si inserisce una forma moderna di decadenza: la supponenza dell’informato, che scambia la quantità di dati per intelligenza, la velocità per profondità.

Le cose non sono semplici come appaiono”, ammoniva la saggezza antica. Oggi questa massima è ignorata, derisa, capovolta. La complessità è diventata un fastidio, l’approfondimento una debolezza, il dubbio una perdita di tempo.

Viviamo un’epoca in cui il non sapere di non sapere è diventato la norma. Una società che premia l’istantaneità e disprezza la riflessione, non può che generare una politica senza visione e una cultura senza spessore.

L’equivoco locale: la glorificazione del nulla. Questo vuoto culturale trova un’espressione grottesca anche nei contesti locali. A Modica, per esempio, è in atto un tentativo di beatificazione della cosiddetta “stagione repubblicana”, fatta di clientelismi, salotti chiusi e apparati sterili.

Strade e monumenti si vogliono intitolare a figure di un passato recente senza alcuna analisi critica su ciò che hanno prodotto. Il dissesto politico e finanziario della città è figlio diretto di quella cultura, eppure oggi si vuole trasformare in epica ciò che è stato, al massimo, ordinaria gestione del declino.

Non è solo nostalgia: è continuità. Gli stessi nomi, gli stessi ambienti, le stesse logiche. La celebrazione dell’apparenza al posto della sostanza.

Cultura, metodo, visione: unica alternativa al disincanto. La cultura – quella vera, non quella usata come ornamento – è ciò che rimane dopo che si è spenta l’invettiva, svanita l’impressione, dimenticato il contenuto effimero.

Ed è proprio ciò che manca oggi alla politica: un pensiero che sogni, che immagini, che proponga. Un pensiero che sappia distinguere tra la denuncia e la costruzione.

Perché denunciare senza costruire è un esercizio sterile. Smontare senza proporre è solo un altro modo per mantenere intatto lo status quo.

La politica come esercizio di profondità. Riscoprire la complessità, rifiutare la supponenza, educare al dubbio: sono questi i gesti che possono restituire dignità al pensiero politico.

Non si tratta di recuperare antichi fasti, né di cedere all’utopia cieca. Si tratta di ritrovare la capacità di porre domande vere, articolate, difficili. Di capire che l’etica senza metodo è vuota, che l’indignazione senza visione è solo rumore, che la cultura senza responsabilità è solo narcisismo.

In un tempo che grida, pensare davvero è un atto rivoluzionario.

Carmelo Modica

  • Politica e/o/è Cultura” non è solo il titolo di un convegno che organizzammo tempo fa. (Vedi la locandina che fu prodotta) È una domanda che, in forme diverse, continua a ronzare nell’aria, come se cercasse ancora una risposta. La politica può esistere senza cultura?

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