Oltre il dissesto, riportiamo il fiume della politica modicana nel suo alveo naturale

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Con questo articolo entriamo nella fase operativa della nostra ricerca, volendo dare seguito all’analisi su come si sia giunti alla dichiarazione di dissesto finanziario del nostro Comune.

Se questa prima fase, tutto sommato, non ha richiesto particolari elaborazioni – essendosi conclusa con il monitoraggio di alcuni dati di fatto che testimoniano lo stretto rapporto di causa-effetto tra mediocrità politica e dissesto finanziario – in questa seconda fase, dovendo proporre risposte concrete, l’elaborazione del possibile “Che fare?” diventa una riflessione più accurata e operativa, che esige visione, metodo e coerenza, perché se nell’analisi gli errori possono avere anche la leggerezza delle opinioni, ogni proposta ha l’obbligo di essere fattibile, sostenibile ed effettivamente realizzabile.

Per favorire la comprensione della chiave di lettura di quanto andremo scrivendo proponiamo un nostro teorema secondo il quale ogni problema ha una sua tendenza naturale a risolversi.

Un po’ come un fiume che si muove nel suo letto naturale verso il mare. Quando questa direzione viene forzata o deviata da argini improvvisati e mal costruiti, il fiume non si rassegna: spinge, scava, insiste. E prima o poi, fosse anche un terremoto, rompe gli ostacoli per tornare al proprio letto.

Così anche la politica. A Modica, da almeno sessant’anni, una mediocre classe dirigente ha deviato il corso naturale della buona politica dal suo “letto”che gli era stato costruito dallo Stato di diritto e dalla democrazia e l’ha piegata ad interessi privati, familiari, clientelari, ideologici e di clan.

Bene, come il fiume non dimentica la via verso il mare, anche la buona politica deviata tende a ritrovare il proprio corso ed il dissesto finanziario, che oggi Modica vive, non è altro che la pressione del buon governo contro quegli argini artificiali costruiti per trattenerlo.

Essere consapevoli di questo significa riconoscere che i rimedi non possono che andare nella direzione del risanamento morale e amministrativo, restituendo alla politica la sua funzione originaria. In termini concreti, significa rimuovere,una volta per tutte, quei sacchetti di sabbia riempiti di disonestà politica, corruzione culturale, clientelismo, voglia di potere elettorale e, quindi, politico che hanno deviato  e, tutt’ora deviano,le risorse della città verso orticelli privati, confraternite, congreghe. È tempo di liberare il letto della politica modicana, affinché l’acqua scorra ad irrigare l’intera comunità.

Quanto andremo proponendo sarà molto orientato ad indicare obiettivi, strumenti, metodi e, nel contempo, la cultura che dovrà illuminare l’agire, non dimenticando che essi sono proposti, non esiste alternativa, a quella stessa classe politica ed a quella stessa società civile che per pigrizia, incapacità e criminalità politica ha creato le condizioni del dissesto finanziario e degrado politico.

Come inquadramento generale,  propongo il mio “Progetto Organico su Modica”, che può essere scaricato gratis dal nostro sito utilizzando il link http://www.labibliotecadibabele.net/attachments/article/21/progetto4M.pdf, oppure chiedercelo, ovviamente gratis, nella nostra email carmelomodica45@libero.it.

Carmelo Modica, Progetto organico su Modica, Edizioni Associazione culturale “Dialogo”, Modica 2017

Il libro  è vecchio di otto anni, lo elaborai a favore di un fronte che aveva programmato di presentarsi alle elezioni comunali del 2018. Poi non se ne fece nulla ed in pratica non venne neanche commercializzato. Lo distribuì solo ai quattro condidati sindaci ma non accadde nulla.

Esso sarà il nostro riferimento per i prossimi articoli che, però, avranno come obiettivo la illustrazione di una serie di provvedimenti che non richiedono particolari oneri finanziari perché riguarderanno l’organizzazione della macchina amministrativa, il miglioramento della qualità del processo decisionale con la introduzione di forme di partecipazione democratica al suo formarsi e la netta separazione tra governo dei funzionari e governo politico, la codificazione di un progetto di urbanistica partecipata, il coinvolgimento della società civile con protocolli di intesa con le associazioni culturali che ne costituiscono la struttura portante e pensante.

Non escludiamo che si possa arrivare, fuori da ogni logica di partito, alla organizzazione di un convegno che recuperando, per chi se lo ricorda, lo spirito della “sala del granaio”, possa fornire le giuste linee per una efficace azione di risanamento.

Carmelo Modica

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