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19 Ottobre 2021

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Sequela di femminicidi e quell'”Io sono mia” non ancora accettato

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di Anna Caschetto –

Avevano ragione alcuni anni fa le mie referenti della Casa Internazionale della Donna di Roma nel sostenere che la pur grande parete che avevano destinato ad accogliere delle piccole targhe, dei quadratini con su incisi i nomi delle donne uccise dalla mano-mente crudele dei loro uomini, mariti o fidanzati ( anche ex ) che fossero, a breve sarebbe stata insufficiente.

E’ un cupio dissolvi generale diffuso quel che emerge infatti dalla sequela di femminicidi, spesso accompagnati da suicidi, che la cronaca registra ogni giorno, al punto da indurre il Televideo nazionale ad introdurre proprio una rubrica dal nome Femminicidi; non più cronaca generica ma Femminicidi. Sic!

Vanessa ( necessario specificare il cognome? ) 26 anni ad agosto ad Acitrezza, Ada 46 anni ieri a Bronte, mentre si recava in tribunale per ottenere la separazione, perché no questo diritto non viene riconosciuto ad una persona ritenuta da sempre alla stregua di un oggetto di cui disporre a proprio piacimento.

Tanti anni di lotta femminile e femminista in tutta Italia, nella nostra Sicilia, di certo più patriarcale di altre regioni, il coraggio della rottura di una consuetudine secolare da parte di una Franca Viola e il desiderio fin troppo manifesto di sentirsi pari agli uomini, espresso nel libro ” Volevo i pantaloni ” di Lara Cardella, tante panchine verniciate in rosso per evocare ed al contempo scongiurare il colore del sangue pronto a fuoriuscire da un momento all’altro per mano di un essere che non può essere chiamato uomo ma, alla stregua degli animali, semplicemente maschio, a cosa sono serviti?

Ad ottenere risultati modesti, a quanto pare. Dove e come intervenire?

Alla base, dalla famiglia alla scuola, dalle palestre ai vari luoghi di aggregazione, partendo dal linguaggio che non è forma ma sostanza. Quella sostanza sessista che è emersa dalla frase che nel comune di Motta Sant’Anastasia l’amministrazione leghista ha dedicato ad una vittima del femminicidio: ” Il valore di un uomo lo vedi dal sorriso della donna che ha accanto “.

La donna sempre in subordine dunque, un accessorio, un elemento decorativo, del quale si ci può disfare facilmente se sbiadisce col sole o comincia a mostrar delle pieghe.

Anna Caschetto

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