Secondo Agenas

Liste d’attesa nella sanità, in Sicilia segnali incoraggianti

La sanità italiana continua a fare i conti con il nodo irrisolto delle liste d’attesa, ma nel 2026 emergono segnali incoraggianti anche per la Sicilia, che registra dati in miglioramento sul fronte delle prime visite specialistiche.

È questo il quadro che emerge dal nuovo “Cruscotto 2.0” dell’Agenas, la piattaforma nazionale presentata a Roma e pensata per monitorare in tempo reale il rispetto dei tempi di erogazione di visite ed esami diagnostici in tutte le Regioni italiane.

Un sistema definito dal ministro della Salute Orazio Schillaci come uno strumento di trasparenza senza precedenti, capace finalmente di offrire una fotografia omogenea e nazionale del Servizio sanitario pubblico dopo decenni di frammentazione territoriale.

I numeri, tuttavia, raccontano ancora una situazione complessa. Tra gennaio e aprile 2026 la piattaforma ha registrato circa 12 milioni di prenotazioni: di queste, 1,5 milioni di prime visite e circa 900 mila esami diagnostici non sono stati garantiti entro i tempi previsti. In totale, oltre 2,4 milioni di prestazioni risultano effettuate in ritardo.

Nonostante ciò, il trend generale appare in miglioramento. Secondo Agenas, sedici Regioni su ventuno mostrano risultati positivi, nove hanno migliorato sensibilmente le proprie performance rispetto al 2025 e sette confermano livelli elevati di rispetto dei tempi massimi di garanzia già raggiunti lo scorso anno.

In questo scenario la Sicilia si colloca in una posizione intermedia ma con segnali incoraggianti. Per quanto riguarda le prime visite specialistiche, l’Isola supera la soglia dell’80%, attestandosi all’80,6% di rispetto dei tempi previsti. Un dato che, pur non collocando la Regione tra le eccellenze nazionali, rappresenta comunque un risultato significativo in un contesto storicamente segnato da criticità organizzative e carenze strutturali.

Diversa la situazione sul fronte degli esami diagnostici, dove la Sicilia si ferma al 72,8%, restando sotto la soglia dell’80% e distante dalle Regioni più virtuose come Veneto, Campania e Basilicata. Un dato che evidenzia come il problema delle attese per Tac, risonanze magnetiche ed esami specialistici continui a pesare concretamente sulla qualità dell’assistenza sanitaria percepita dai cittadini siciliani.

Il nuovo sistema nazionale di monitoraggio rappresenta però una svolta importante anche sotto il profilo della trasparenza. Attraverso il portale pubblico dell’Agenas, infatti, ogni cittadino può verificare direttamente le performance della propria Regione e controllare il rispetto dei tempi di erogazione delle prestazioni sanitarie.

Complessivamente, la piattaforma ha già acquisito oltre 65 milioni di prenotazioni tra visite ed esami provenienti da strutture pubbliche e private accreditate. Una banca dati considerata tra le più estese d’Europa e destinata a diventare uno strumento strategico per individuare ritardi, inefficienze e aree di intervento prioritario.

“La riduzione delle liste d’attesa significa garantire concretamente il diritto alla salute”, ha dichiarato il ministro Schillaci durante la presentazione del progetto, sottolineando come il Governo abbia puntato con decisione sul decreto legge dedicato proprio al contenimento dei tempi di attesa.

Per la Sicilia, dunque, i dati del 2026 raccontano una realtà ancora in chiaroscuro: da un lato alcuni segnali di crescita nelle visite specialistiche, dall’altro persistenti difficoltà negli esami diagnostici. La sfida, adesso, sarà trasformare il monitoraggio nazionale in interventi concreti sul territorio, riducendo quel divario sanitario che continua a penalizzare migliaia di cittadini dell’Isola.

(fonte adnkronos)

M. S.

PUBBLICITÀ

Bruno 970x250

Cosa dicono i lettori

Partecipa alla discussione e fai parte della community

Una risposta a “Liste d’attesa nella sanità, in Sicilia segnali incoraggianti”

  1. Avatar Biagio
    Biagio

    Ho letto la nota pubblicata su Il Domani Ibleo e, da semplice cittadino, mi sono preso la briga di fare una ricerca online per capire se quel quadro così rassicurante trovasse riscontro nei numeri.
    Ecco cosa emerge, e soprattutto come stanno davvero le cose in Sicilia: senza giri di parole, perché qui c’è solo da fare.

    Partiamo dalle prime visite specialistiche.
    La nota parla di miglioramenti, ma i numeri dicono altro: la Sicilia è all’80,6% di visite nei tempi, in calo rispetto all’88% dell’anno scorso.
    Un po’ come dire: “stiamo migliorando… al contrario”.

    Il dettaglio più interessante è sulle urgenze, quelle da fare entro 3 giorni.
    La Sicilia ne garantisce il 76,5%.
    Tradotto: un’urgenza su quattro viene trattata con la calma di un appuntamento dal barbiere.
    E la media nazionale, tanto per gradire, è più alta.

    Poi c’è la diagnostica, il vero tallone d’Achille.
    Solo il 72,8% degli esami è nei tempi.
    E per gli esami urgenti — che la legge vuole entro 72 ore — la Sicilia si ferma al 55,1%.
    Qui l’ironia si scrive da sola: un esame urgente su due arriva quando ormai l’urgenza ha cambiato stagione.

    Ma il dato più eloquente è un altro, e non compare nelle conferenze stampa:
    solo la metà delle prescrizioni dei medici diventa una prenotazione reale.
    Il resto si perde tra CUP, agende chiuse e sistemi informatici che sembrano progettati per testare la pazienza umana.
    Altro che liste d’attesa: qui manca proprio la presa in carico.

    A questo punto qualcuno potrebbe anche obiettare che forse è la mia ricerca a essere sbagliata.
    Benissimo: l’invito che posso fare è semplice — fate una ricerca voi.
    I dati sono pubblici, il Cruscotto è online, e la matematica non è un’opinione.
    Se trovate numeri migliori, sarò il primo a esserne felice.

    Però, guardando i dati, una cosa appare chiara: in Sicilia, dal punto di vista sanitario, non sembra essere cambiato molto.
    Le liste d’attesa restano lunghe, la diagnostica resta indietro, e la presa in carico è un mezzo miracolo.
    Qui non servono slogan, ma politica vera e soprattutto investimenti economici seri, perché senza risorse, personale e tecnologia non si garantisce una sanità degna di rispetto.
    E i cittadini siciliani questo rispetto lo meritano da tempo.

    Insomma, la piattaforma nazionale sarà pure uno strumento di trasparenza, e infatti adesso si vede benissimo dove non funziona nulla.
    La sfida non è raccontare che i dati migliorano: è farli migliorare davvero.
    Perché un’urgenza deve essere urgente, un esame deve arrivare prima della diagnosi fai‑da‑te su Google, e una prescrizione non può diventare un percorso a ostacoli. Un saluto da Biagio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ALTRE TOP NEWS