Tutto questo è avvenuto nella prima seduta del tavolo tecnico del centro storico del 4 maggio 2026
Quale problema complesso può essere avviato senza la consapevolezza della sua complessità?
Quale problema complesso, che richiede provvedimenti a breve, medio e lungo periodo, può essere avviato a soluzione iniziando dai provvedimenti a breve periodo, senza prima definire lo scenario di contesto con il quale renderli compatibili e organicamente fruttuosi?
In quale logica scientifica si può preparare il contenuto senza conoscere le caratteristiche e le qualità del contenitore? Quale “Tavolo” o staff, chiamato a elaborare un progetto di rianimazione di un centro storico, comincerebbe dalle minuzie e dalla sollecitazione di provvedimenti di ordinaria manutenzione, invece che dalla raccolta dei dati necessari per elaborare un progetto organico? È come se un architetto arrivasse sul luogo in cui costruire una villa con mattoni, infissi, muratori e capocantiere, senza aver prima raccolto dal committente i dati necessari per redigere un progetto capace di soddisfare le sue esigenze.
Chi, per adottare provvedimenti contro la desertificazione del centro storico, perimetrerebbe quest’ultimo facendo riferimento solo alla somma delle aree A e non, invece, alla parte del tessuto urbano più idonea ai fini della sua rianimazione?
In quale comune normale – e il rimprovero non è rivolto all’attuale amministrazione, poiché si tratta di un costume politico consolidato – l’ordinarissima manutenzione è governata attraverso sollecitazioni, più o meno organizzate, dei cittadini?
Avvertenza
Se, in qualche passaggio di quanto ho scritto qui e in altri articoli, qualcuno vuole intravedere antipatie o simpatie politiche nei confronti del governo, è in errore, perché – magari fosse così perché se non fosse un costume, come ormai sostengo da tempo, noi modicani avremmo la speranza che le cose potrebbero cambiare con le nuove elezioni.
In tutta verità siamo nello stesso dominio culturale che sovrintende le argomentazioni sul dissesto culturale, che ha provocato il dissesto finanziario, il quale è il convitato di pietra che, invitato o non invitato al Tavolo tecnico, è sempre presente, temuto, evocato a mezza vocee spesso ignorato nelle sue implicazioni più profonde.
Ed è proprio da qui che bisognerebbe ripartire: non dalle urgenze, ma dalle cause. Non dalle minuzie, ma dalla visione. Perché senza consapevolezza della complessità, ogni tentativo di soluzione rischia di restare, inevitabilmente, superficiale.
Carmelo Modica







