Deficit-Pil 2025 al 3,1%: l’Italia rimane sotto infrazione e l’opposizioni abbaiano alla Luna


Di Salvatore G. Blasco
L’Istat blocca l’Italia : deficit al 3,1% causando le ire di Giorgetti che si dichiara pronto a sfidare l’Europa.
Insomma possiamo definire questo caso ” un tradimento giocato sul sottile filo dei decimale”.
La premier Meloni punta il dito contro
Il Superbonus che ha esaurito le risorse calcolate per il rientro della procedura.
L’opposizione ha fatto il resto. Festeggiando per questo passo falso del governo in carica, abbaiando alla luna.
Questo atteggiamento è un fatto grave, a mio avviso, per una coalizione che aspira, almeno, a guidare il Paese fin dalle elezioni del 2027. Mah?
Insomma questo è un atteggiamento tipico italiano che non ci fa onore.
Le sinistre e non il centrosinistra, perché, a mio avviso, di Centro non vedo nemmeno l’ombra, hanno perso una occasione storica per difendere il proprio Paese nei confronti dell’Europa
Il campo largo esulta per lo sforamento: dal Pd a Renzi e Conte tutti gioiscono per la decisione dell’Istat.
Detto questo, passiamo ad analizzare i motivi e le cause se è vero quanto dichiarato dal governo o è una scusa come afferma l’opposizione.
L’Istituto di statistica a Presidenza targata M5s condanna il Paese alla permanenza di infrazione per 23 milioni di euro, ribadisco 23 milioni, rispetto al 3,1 che corrisponde a circa 69,38 miliardi di euro.
Per essere conseguenziale con quanto detto sopra vado a rafforzare con quello che segue: I dati trasmessi a Eurostat il 31 marzo scorso confermano il deficit al 3,1% del Pil ascrivibile principalmente alle maggiori spese connesse ai crediti d’imposta del Superbonus, ha evidenziato l’Istat, La spesa per il Superbonus ha pesato per 8,4 miliardi di euro.
Preciso ancora di più per rendere più fruibile il concetto economico e fiscale che stiamo analizzando in questa sede.
Il meccanismo alla base è noto, il costo del Superbonus non si manifesta al momento dell’intervento, ma quando il credito viene utilizzato in compensazione fiscale.
Questa sfasatura temporale continua a riflettersi sui conti anche a distanza di anni, generando effetti contabili differiti.
In ultima analisi, il quadro che ne viene fuori è duplice.
Da una parte , il peso decisivo di una misura ereditata dal governo Conte 2 che ha distrutto i conti pubblici ( secondo Cottarelli ).
Dall’altro lato, una gestione che forse avrebbe richiesto maggiore vigilanza preventiva su alcune poste.
L’irrigidimento degli statistici ha fatto il resto, purtroppo, proprio nel passaggio decisivo. Resta, comunque, il riconoscimento super partes di una politica economica prudente e mirata. Equesto non è poco, a mio modesto avviso.
A seguito alle notizie di fine aprile 2025, dopo il mancato rispetto dei vincoli sul deficit, il governo italiano sta chiedendo all’Unione Europea maggiore flessibilità.
Giorgetti, infatti, preme sulla Ue.
Il nostro ministro non dispera di riaprire la partita: non siamo soli, diversi Paesi hanno questi problemi e hanno chiesto una valutazione diversa, così come resta la richiesta a Bruxelles da Italia, Spagna, Portogallo, Austria e questa volta anche la Germania per avere il via libera alla tassazione degli extraprofitti delle società energetiche.Purtroppo anche se per noi tutto questo è solo tanto rumore per niente, agli occhi degli investitori e delle istituzioni internazionali è una questione di reputazione, di fiducia, di capacità di attrarre capitali in un momento in cui ogni segnale negativo viene amplificato. Perciò diventa ancora più incomprensibile la rigidità dell’Istat che sembra ignorare del tutto il quadro complessivo e rifugiarsi in una lettura, diciamo, notarile dei numeri come se questi vivessero in un vuoto aereo, scollegati dalla viva realtà economica e strategica del nostro Paese. Mah?
Qui, a mio avviso, si è ignorato non solo il contesto ma anche il buon senso.
Dombrovskis boccia la linea italiana.
Nonostante il pressing di Roma, Bruxelles non cambia idea, ha dichiarato il commissario europeo all’economia ValdisDombrovskis.
Dombrovskis ha inoltre fatto sapere che una richiesta formale per una deroga al Patto di Stabilità non è stata ancora presentata all’esecutivo europeo.
A questo punto la partita è chiusa. Almeno.
Alla fine, la questione e tutta qui: margine, in un contesto che resta anche elettorale. Quanto spazio resta alla politica economica nazionale quando i conti sono osservati dall’esterno? Meno di quanto si racconti, ma più di quanto si tema.
Dipende da come viene usato. Anche dentro una procedura si può scegliere: subire i vincoli o trasformarli in credibilità. E’ da questa scelta che passa, ancora una volta, il futuro dei conti italiani.
Sopravviveremo, comunque.
S.G.B
(Foto Ansa)
Cottarelli, Giorgetti, Istat, m5s, Meloni, Ruropa, ValdisDombrovskis



