“Non toccate i medici di famiglia”, il Codacons accende lo scontro sulla sanità
Il Codacons porta la protesta su scala nazionale e avverte, il medico di famiglia non si tocca. Parte da qui la nuova mobilitazione civica annunciata dall’associazione dei consumatori, che accende i riflettori sul futuro della sanità territoriale e sul ruolo dei medici di medicina generale, sempre più al centro del dibattito sulla riforma.
La campagna “Non toccate il medico di famiglia” lanciata dal Codacons nasce con un obiettivo preciso, difendere quello che viene considerato il primo presidio sanitario per i cittadini. Non solo una figura professionale, ma un punto di riferimento quotidiano per anziani, malati cronici e famiglie. L’iniziativa, già avviata in Sicilia, si estende ora a livello nazionale proprio mentre cresce il confronto sulla riorganizzazione della medicina territoriale.
Al centro della protesta c’è la riforma legata al riassetto della sanità territoriale, che secondo il Codacons rischia di indebolire il rapporto diretto tra medico e paziente. L’associazione sottolinea come ogni intervento debba partire da un principio chiaro, la medicina generale va rafforzata e resa più vicina ai cittadini. Le Case di Comunità vengono indicate come una possibile opportunità, ma solo se realmente operative, con personale adeguato, servizi concreti e collegamenti efficaci con il territorio. Diversamente, il rischio è quello di svuotare gli ambulatori e rendere la professione meno attrattiva, trasformando il rapporto di fiducia in qualcosa di impersonale e frammentato.
Le richieste e l’appello alle istituzioni
Il Codacons mette in guardia anche su un altro punto, il medico di famiglia non può diventare il capro espiatorio delle criticità del sistema sanitario. Senza risorse, servizi domiciliari e continuità assistenziale, il nuovo modello rischia di lasciare i cittadini senza risposte. Da qui la richiesta rivolta al Ministero della Salute, alle Regioni e alle istituzioni competenti di aprire un confronto reale con medici, pazienti e associazioni.
A parlare è anche Francesco Tanasi, che sottolinea come il medico di famiglia rappresenti “il primo volto della sanità per milioni di cittadini”. Tanasi insiste su un punto, modernizzare non significa burocratizzare o cancellare il rapporto umano tra medico e paziente. Se la riforma dovesse allontanare i medici dal territorio, avverte, a pagarne le conseguenze sarebbero soprattutto le fasce più fragili della popolazione. La campagna nasce proprio con questo intento, rafforzare il sistema senza smontarlo, anche se il dibattito resta aperto e tutt’altro che risolto.
(czcz)
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