Privatizzazione SAC, accuse pesanti del PRCSE: “Operazione contro i cittadini”

Privatizzare la SAC sarebbe un errore strategico e un danno enorme per la Sicilia orientale.
È questa la posizione espressa da Peppe Puccia, segretario della Federazione Siracusa Ragusa del Partito della Rifondazione Comunista Sinistra Europea, che interviene nel dibattito sulla possibile cessione della società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso.
Secondo Peppe Puccia, il punto di partenza è una domanda semplice, “Cui prodest?”, chi trae vantaggio da questa operazione. La risposta, sostiene, appare chiara, a perdere sarebbero i cittadini e i lavoratori, mentre altri acquisirebbero il controllo stabile di un’infrastruttura strategica.
Il percorso verso la privatizzazione viene descritto come ormai avviato, anche alla luce dell’approvazione dello schema procedurale da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Una scelta che arriva in una fase in cui il sistema aeroportuale continua a crescere, con numeri rilevanti sia in termini di passeggeri che di utili. Nel 2024, viene ricordato, il bilancio si è chiuso con un utile netto di 12,8 milioni di euro, mentre il traffico ha superato i 12 milioni di passeggeri. Numeri che restano positivi anche nel 2025, con circa 12,5 milioni di passeggeri complessivi tra Catania e Comiso.
Per Peppe Puccia, privatizzare in queste condizioni significherebbe cedere valore già costruito, anche grazie a investimenti sostenuti con risorse pubbliche, trasformando un patrimonio collettivo in una rendita privata. Viene citato, tra gli altri esempi, il ricorso a fondi del Fondo di Sviluppo e Coesione e a risorse del Pnrr per interventi infrastrutturali.
Il nodo del controllo e i rischi per il territorio
Nel documento si sottolinea come la cessione della maggioranza comporterebbe inevitabilmente anche il trasferimento della direzione strategica della società. Una prospettiva che, secondo Peppe Puccia, rischia di spostare le scelte verso logiche di redditività, piuttosto che verso l’interesse dei territori.
In questo quadro viene evidenziato anche il rischio per l’aeroporto di Comiso, che potrebbe diventare marginale qualora non ritenuto economicamente conveniente. Un passaggio che, secondo il segretario, metterebbe in discussione le politiche di sviluppo e coesione della Sicilia sud orientale.
Viene inoltre richiamata l’attenzione sul ruolo del Libero Consorzio comunale di Siracusa, titolare di una quota del 12,13 per cento, e sul fatto che, al momento, non risultano iniziative istituzionali in merito.
Altro punto centrale riguarda la natura stessa degli aeroporti, definiti come infrastrutture con caratteristiche di monopolio naturale. In questo senso, si richiama quanto più volte evidenziato dall’Autorità Antitrust, secondo cui la privatizzazione di tali asset non crea concorrenza ma sposta la rendita, con possibili ricadute su tariffe e servizi.
Il documento conclude richiamando le esperienze passate delle privatizzazioni in Italia, dove in diversi casi l’aumento dei profitti sarebbe stato legato più all’incremento dei prezzi che a reali miglioramenti dei servizi. Una dinamica che, secondo Peppe Puccia, rischia di ripetersi anche in questo caso, con il territorio che finirebbe per pagare due volte, prima contribuendo agli investimenti e poi perdendo controllo e benefici economici futuri.
(czcz)
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AlfaUno
Il ragionamento da fare per valutare le conseguenze della privatizzazione è molto semplice. Perchè una società privata dovrebbe comprare l’aeroporto? Per fare beneficenza? Ovviamente No. Le società private hanno un unico scopo. Il profitto, il guadagno, l’utile. Per guadagnare c’è un solo modo: Aumentare gli incassi (cioè i ricavi, cioè le tariffe a carico degli utenti) e diminuire i costi (cioè ridurre gli investimenti in servizi, ridurre all’osso gli stipendi e il personale, e nel caso delle infrastrutture ridurre al minimo la manutenzione). Nel caso dell’aeroporto di Catania non c’è concorrenza quindi i costi si possono ridurre al massimo senza pericolo che i clienti vadano da qualche altra parte. Non hanno dove andare. O Fontanarossa o niente. Sono in gabbia e si possono spremere come limoni. Non ci sono altri aeroporti nelle vicinanze. E’ quello che è succede con le autostrade e con i ponti. Ricordate il ponte Morandi a Genova ? E’ crollato perché non c’era la giusta manutenzione. Qualcuno si è arricchito e qualcun altro è morto.