Confcommercio Sicilia: “Risorse decisive per le imprese”

PALERMO – Un intervento atteso e, secondo gli operatori del settore, tempestivo. In Sicilia arrivano nuovi fondi regionali destinati al comparto del commercio: circa 13,5 milioni di euro messi in campo dal governo dell’Isola per sostenere un tessuto imprenditoriale ancora alle prese con criticità strutturali e con le conseguenze di una congiuntura economica complessa.
A commentare positivamente la misura è Confcommercio Sicilia, attraverso le parole del presidente regionale Gianluca Manenti, che sottolinea come le risorse stanziate rappresentino “un segnale concreto nella direzione di cui il sistema produttivo aveva bisogno”.
Il provvedimento, attuato tramite Irfis-FinSicilia, si articola su due direttrici principali: da un lato il sostegno ai programmi di sviluppo delle imprese, dall’altro il supporto alla liquidità. Una doppia linea d’azione ritenuta strategica per accompagnare le aziende in una fase di trasformazione, segnata dalla necessità di investire in innovazione, digitalizzazione e riorganizzazione dei servizi.
Nel suo intervento, Manenti evidenzia inoltre il ruolo delle istituzioni regionali, citando l’attenzione del presidente Renato Schifani e il contributo operativo dell’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, il cui lavoro avrebbe consentito di definire strumenti finanziari accessibili e calibrati sulle esigenze reali delle imprese.
In un contesto in cui molte attività devono ancora fare i conti con costi di gestione elevati, margini ridotti e difficoltà di accesso al credito, la possibilità di usufruire di finanziamenti a condizioni agevolate viene letta come un’opportunità concreta. Non solo per sostenere l’ordinaria operatività, ma anche per pianificare investimenti e rafforzare la competitività.
Secondo Confcommercio, si tratta di un intervento che contribuisce a rafforzare la fiducia nel sistema e a riconoscere il ruolo centrale del commercio nell’economia e nella vita sociale dei territori siciliani.
M. S.
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biagio
Leggendo questa nota ho sentito il bisogno di chiarire alcuni punti, da semplice cittadino, con un minimo di onestà intellettuale.
Capisco perfettamente che il presidente di Confcommercio debba valorizzare ogni intervento regionale: è una figura istituzionale, rappresenta migliaia di imprese, mantiene rapporti con il governo dell’Isola e ha il compito di trasmettere fiducia.
È normale che il suo linguaggio sia improntato all’ottimismo.
A volte mi chiedo se il presidente di Confcommercio, quando non parla pubblicamente, non pensi le stesse cose che pensiamo noi cittadini. Oppure sono io che penso male — e come diceva qualcuno, pensare male è peccato, ma spesso ci si azzecca.
Io però non ho questo ruolo.
Non devo difendere equilibri politici né rappresentare categorie.
Posso guardare i numeri per quello che sono.
E i numeri dicono che i 13,5 milioni destinati al commercio siciliano, pur essendo un segnale positivo, equivalgono a meno di 100 euro per ciascuna delle oltre 140.000 imprese del settore.
Un ordine di grandezza che da solo spiega perché questa misura, utile nell’immediato, non può essere definita “risolutiva”.
Presumo inoltre che, come avviene di norma quando i fondi vengono gestiti da Irfis–FinSicilia, la distribuzione seguirà un bando a sportello: chi presenta domanda per primo ottiene le risorse, fino ad esaurimento.
Senza criteri territoriali, senza priorità per le imprese più fragili, senza una ripartizione equilibrata tra province.
In pratica, i fondi finiscono quasi sempre alle imprese più strutturate, quelle che hanno consulenti pronti a presentare la domanda il primo giorno utile.
E senza capire il metodo, è difficile valutare l’impatto reale.
Inoltre, come ricorda lo stesso articolo molte attività devono ancora fare i conti con costi di gestione elevati, margini ridotti e difficoltà di accesso al credito.
Sono problemi strutturali, non emergenziali.
E i problemi strutturali non si risolvono con interventi una tantum.
Il punto non è criticare il bando in sé — che può aiutare qualcuno — ma chiedersi se esista una strategia complessiva.
Perché il commercio siciliano non soffre per mancanza di bandi, ma per:
burocrazia pesante
scarsa capacità amministrativa dei Comuni
desertificazione dei centri storici
concorrenza della grande distribuzione e dell’e‑commerce
difficoltà di accesso al credito ordinario
assenza di una politica industriale del commercio
In questo quadro, 13,5 milioni
non sono “mance”, ma non sono nemmeno la soluzione.
Sono un passo, utile ma insufficiente, in un percorso che dovrebbe essere molto più ambizioso.
Un saluto,
Biagio