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Centro storico di Modica, la ricetta dell’ex sindaco Torchi:”Ecco come dovrebbe funzionare”

In questa intervista l’ex primo cittadino spiega come dovrebbe essere una legge speciale, evidenziando limiti ed opportunità

Una legge speciale per il centro storico di Modica, sul modello di quella che negli anni ha trasformato Ragusa Ibla. È la proposta lanciata dall’ex sindaco Piero Torchi, che dopo il consiglio comunale aperto torna a parlare con toni netti: senza interventi straordinari, la città rischia di non riuscire a invertire la rotta.

“Modica come Ibla trent’anni fa”

Il punto di partenza è un paragone preciso, che Piero Torchi rivendica senza esitazioni. “Ibla era una terra di nessuno, completamente abbandonata, e grazie a quella legge è stata recuperata ed è diventata una meta turistica”, spiega.

Secondo l’ex sindaco, oggi Modica si trova in una condizione simile, almeno per quanto riguarda il centro storico. “Ha le stesse emergenze che aveva Ibla trent’anni fa”, dice, tornando più volte su un concetto chiave: non serve inventare nulla, ma adattare un modello che ha già funzionato.

Non una semplice estensione delle norme esistenti, però. “La legge su Ibla ha fatto il suo ciclo, non può essere riproposta così com’è”, chiarisce. L’idea è costruire uno strumento nuovo, cucito su misura per Modica.

Il nodo vero: lo spopolamento

Nel ragionamento di Piero Torchi il problema è uno solo, ed è a monte di tutto il resto. “Il primo nodo è lo spopolamento”, ripete. Il declino del commercio, la chiusura dei negozi, la perdita di servizi sono effetti, non cause. Per questo la legge dovrebbe intervenire in più direzioni: recupero degli immobili, miglioramento della vivibilità urbana, iniziative culturali, ma soprattutto incentivi per riportare residenti nel centro storico. “Bisogna fare in modo che la gente torni a viverci”, insiste. Senza questo passaggio, ogni altro intervento rischia di essere marginale.

Risorse e deroghe: “non servono milioni”

Uno dei passaggi più concreti riguarda le risorse. Piero Torchi prova a ridimensionare l’idea che servano investimenti enormi. “Non immagino decine di milioni di euro”, dice.

La sua proposta è più contenuta ma strutturata: “2, 3, 4 milioni di euro per gli interventi più importanti, per un periodo limitato”. Ma il punto vero, sottolinea, non è solo economico.

Servono deroghe normative, strumenti che il Comune oggi non ha. “Su tributi, urbanistica, regolamenti, il Comune non può intervenire in autonomia”, spiega. Ed è qui che entra in gioco la legge speciale.

Paradossalmente, anche il dissesto dell’ente potrebbe diventare una leva. “Può essere una motivazione adeguata per giustificare una norma straordinaria”, osserva.

Dal consiglio comunale alle scelte

La proposta arriva in un momento in cui la città discute molto ma decide poco. Il consiglio comunale aperto ha messo insieme centinaia di cittadini, decine di interventi, una richiesta condivisa: creare un tavolo tecnico.

Ma, come emerso anche dal dibattito, manca ancora una direzione chiara. “Adesso è il momento delle soluzioni concrete”, dice Piero Torchi, segnando una linea. I tavoli servono, ma non bastano. Serve una scelta politica.

Un piano che vincoli tutti

Accanto alla legge, l’ex sindaco introduce un altro elemento centrale: un piano d’azione vincolante.

“Non si può pensare che ogni amministrazione faccia quello che vuole”, afferma senza giri di parole. L’idea è quella di un documento approvato dal Consiglio comunale, condiviso dalla città, che diventi la base obbligata per tutte le decisioni future. Una sorta di linea guida stabile, capace di evitare interventi a compartimenti stagni o scelte contraddittorie. E qui arriva anche un passaggio più politico. “Se si vogliono soluzioni vere, qualcuno dovrà anche scontentarsi”, dice. “Ogni cambiamento, ricorda, porta resistenze, ma è inevitabile. Come quando, durante il mio mandato, decidemmo di rendere via Sacro Cuore a senso unico. Ci furono proteste ma immaginate adesso quella via a doppio senso?”

“Senza misure straordinarie sarà difficile”

Il punto finale del ragionamento è anche il più netto. Senza una legge speciale, secondo Piero Torchi, il recupero del centro storico rischia di restare incompleto.

“Sarà molto, molto complesso ottenere una vera rivitalizzazione”, avverte. Il problema non è solo economico, ma strutturale e normativo. Senza strumenti straordinari, il Comune non ha la forza per intervenire in modo decisivo. E mentre la città discute di tavoli, consulte e proposte, l’ex sindaco rilancia una sfida più ampia: “Se continuiamo con piccoli interventi tampone non risolviamo nulla”.

Da qui l’invito, neanche troppo velato, a cambiare approccio. Pensare in grande, anche a costo di correre dei rischi.

(czcz)

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