Chiaramonte, Carmelo Cupperi e gli scatti di un’epoca perduta

Una mostra omaggio al fotografo ragusano a cinquant’anni dalla scomparsa
Esistono sguardi capaci di fissare l’identità di un’intera comunità, trasformando l’istante quotidiano in memoria collettiva.
È il caso di Carmelo Cupperi (1932-1976), il fotografo che per quasi vent’anni ha raccontato Chiaramonte Gulfi con la discrezione della cronaca e la sensibilità dell’artista. A lui è dedicata la mostra fotografica “Viaggio attraverso la memoria”, presso la Chiesa di Santa Teresa, in Corso Umberto inaugurata l’11 aprile alla presenza delle autorità cittadine, della Pro Loco e del Parroco Don Graziano Martorana che hanno fortemente voluto la realizzazione di questa iniziativa

Ragusano di nascita, Cupperi si formò nella “bottega” del cognato Giorgio Di Falco, in via Ecce Homo. Ma fu il 1958 l’anno della svolta: il trasferimento a Chiaramonte e l’apertura dello storico studio in Corso Umberto. Da quel momento, Cupperi divenne il testimone silenzioso di ogni passaggio cruciale della vita del paese: matrimoni, cresime, comizi politici e processioni religiose passarono tutti attraverso il suo obiettivo.Tuttavia, la sua curiosità non si esauriva nel lavoro su commissione. Cupperi fu un attento osservatore della vita sociale, capace di catturare scatti “extra” che oggi restituiscono l’anima autentica del centro ibleo tra gli anni ’50 e i ’70.
La mostra, che commemora il cinquantesimo anniversario della sua prematura scomparsa, è il frutto di un meticoloso lavoro di recupero di un immenso archivio riportato alla luce solo in parte. Se negli anni Ottanta una prima esposizione fu nobilitata da una nota di Carmelo Arezzo, oggi è il figlio Vincenzo – che insieme al fratello Giuseppe porta avanti con passione l’eredità professionale del padre – ad aver curato il restauro digitale del patrimonio di immagini storiche.Le lastre e i negativi originali sono stati puliti, digitalizzati e stampati accuratamente su carta fotografica, permettendo ai visitatori di ammirare dettagli che il tempo rischiava di cancellare.
Scorci di vita quotidiani, dal barbiere, a scuola, in campagna per un pic-nic, volti diventati iconici nella vita di un paesino tra il 1958 e il 1976,tornano a vivere con una potenza visiva così autentica da trasformare quel passato in arte. “Visi sorridenti, – scrive nella prefazione alla mostra lo storico Giuseppe Cultrera – facce svagate, labbra serrate per una preoccupazione o altro, si affacciano dalle patinate fotografie di Carmelo Cupperi come a sussurrare storie da decriptare, gioie ed affanni del tempo. Una finestra, sul passato. Ancor più per le botteghe e gli esercizi commerciali: la falegnameria di don Saro e Vito Sciacco sembra cristallizzarsi nel tempo, tra passato e presente; la putìe di don Peppino Vargetto e don Carruzzo attendono torme di ragazzi in cerca di leccornie e luccicanti giocattoli. Le sartorie, allora ampiamente presenti, erano rigorosamente separate per i due sessi; quella del sarto, per i maschi e quella delle sarte solo per le donne, compreso lo stuolo di lavoranti ed apprendisti.”
Il figlio Vincenzo ricorda il gioviale rapporto umano dell’esperto fotografo che riusciva con amicale afflato e scherzosa complicità a mettere a proprio agio chi si preparava a farsi scattare una foto in posa in quello studio contornato da oggetti indispensabili, come una spazzola per pulire le scarpe, una montatura di occhiali senza lente per evitare i riflessi e l’immancabilecavalluccio bianco per i bimbi.La cura minuziosa dei particolari serviva a garantire lo scatto giusto. Come scrive Giuseppe Cultrera «non poteva esserereplicato più volte, dal momento che allora la lastra costava: a differenza dell’attualedigitale, che permette una sequenza gratuita di scatti da cui poi estrarre il meglio”.
Prematuramente scomparso, nel 1976, ad appena 44 anni, Carmelo Cupperi fece in tempo a trasmettere con sapienza i segreti del mestiere ai figli Vincenzo e Giuseppe, che da oltre quarant’anni, hanno proseguito, con passione e professionalità la gestione dello studio conquistando con la stessa indole del padre molti estimatori.
La mostra, visitabile fino al 21 aprile conduce il visitatore in un emozionante viaggio nella memoria di un’epoca in cui sprazzi di felicità erano incastonati negli scenari semplici di case spoglie e dismesse, di pareti che ostentavano umiltà, di strade acciottolate. Una quotidianità verace restituita allo sguardo della nostra contemporaneità con tale vividezza da emozionare e commuovere chi conserva nel cuore i ricordi di quegli anni ormai lontani.
Gli scatti scelti per l’esposizione sono solo una parte del corposo patrimonio recuperato. Sono tanti visitatori in questi giorni conquistati dalla raffinata e delicata sensibilità artistica di Cupperi. Un fotografo meritevole di essere riscoperto e valorizzato con uno spazio espositivo museale permanente finalizzato a custodire la memoria collettiva di una intera comunità.
(ctdt)
carmelo arezzo, Giuseppe Cultrera, Peppino Vargetto, Viaggio attraverso la memoria



