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Per saperne di più: l’economia italiana e lo shock energetico

 

Di Salvatore G. BLASCO

Non è solo una questione di bollette perché la minaccia, purtroppo si estende a filiere strategiche e servizi meramente essenziali per il Paese.

     Dalle forniture di elio, che serve alla sanità, ai semilavorati, ogni shock energetico si trasmette all’economia, specialmente quanto il sistema sia fragile.

     In altre parole, l’avere puntellato i conti pubblici ha pagato. Ma non è un risultato acquisito un volta per tutte.

Il nuovo scenario geopolitico, con le tensioni in Medio Oriente, rimette sotto pressione gli equilibri costruiti negli ultimi anni.

     Detto questo, dobbiamo aggiungere anche il crescente pericolo inflattivo.

Con lo shock energetico occorre una attenta gestione delle finanze pubbliche.

     Grazie alla tenuta dei conti il ministro Giorgetti gioca la partita importante e diciamo decisiva con il deficit arrivato a un soffio dall’uscita della procedura d’infrazione decisa da Bruxelles.

     L’Europa scopre così che la sicurezza  energeticaè ormai bene intrecciata a tecnologia, industria e stabilità globale.

Quindi basta una crisi prolungata per spingere l’inflazione ( brutta bestia ) e rallentare la crescita dell’intero continente.

     Il rischio quindi, non riguarda solo l’energia e le bollette, ma si estende alla capacità dei sistemi industriali e sanitari di operare normalmente. Per esempio una riduzione prolungata delle forniture potrebbe rallentare la produzione di chip, e rendere più complessa non solo la costruzione ma anche la manutenzione delle apparecchiature mediche più avanzate.

     Va infine segnalato che anche in caso di de-escalation, difficilmente si tornerà indietro.

     Tutto ha un costo strutturale, purtroppo. Quel costo significa ( per chi ancora fa finta di non capire ) energia più cara e più volatile, con effetti devastanti su imprese, industrie, consumi e conti pubblici.

     Da questo shock energetico, come sempre, le bollette saranno il primo segnale. I mercati seguiranno a ruota. Come sempre la politica arriverà dopo il misfatto.

     E allora occorre fare presto perché in Italia oltre il 10% degli occupati è a rischio di povertà. In pratica, il lavoro non garantisce più automaticamente un reddito sufficiente a sostenere una vita dignitosa e a collocarsi in quest’aria pericolosa è l’8,2% delle famiglie classificate come poveri dalle statistiche.

     E’ a queste famiglie che occorre dare, al più presto, una risposta.  

S.G.B

conti pubblici, de-escalation, filiere energetiche, finanze pubbliche, rischio povertà

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