Referendum giustizia, il commento degli esponenti politici giovanili

Il referendum sulla giustizia ha visto la vittoria del NO, che si è imposto con all’incirca il 54% sul SÌ. Abbiamo chiesto ai vari esponenti politici giovanili delle provincia un commento a seguito del risultato referendario, queste le loro risposte.
Matteo Migliore (tesoriere Giovani Democratici)
“Ha vinto la sovranità del popolo. Il NO ha superato ampiamente il SÌ andando ben oltre la maggioranza degli aventi diritto che hanno partecipato. Quando il fronte progressista riesce a presentarsi unito, diventa un’alternativa concreta alla destra.
Ho visto una partecipazione al voto viva e trasversale, tra giovani, adulti e anziani. Non è solo una questione di difesa della Costituzione, ma è soprattutto il segnale di cittadini che non si riconoscono nel governo che li rappresenta.
In questo senso, i referendum rappresentano un’iniezione di vitalità per il nostro Stato. Da presidente di seggio ho visto votare persone nate negli anni ’30 e ’40, ma anche diciottenni al loro primo voto: è l’immagine concreta di un Paese che si unisce e lotta per i propri diritti.
La nostra Costituzione quindi, nonostante abbia 80 anni, riesce a mettere insieme generazioni diverse, diventando un punto di riferimento comune per il presente e per il futuro”.
Vincenzo Melfi (segretario provinciale Forza Italia Ragusa)
“Oggi prendiamo atto, con rispetto e senso delle istituzioni, dell’esito del referendum. Il voto popolare è la massima espressione della volontà democratica e va sempre rispettato senza ambiguità.
Il referendum, per sua natura, impone una scelta netta su questioni complesse. È insieme il limite e la forza della democrazia diretta.
L’alta affluenza è un dato significativo: conferma la vitalità democratica del Paese e l’attenzione dei cittadini verso le scelte istituzionali. Al tempo stesso, questa consultazione ha assunto inevitabilmente una forte connotazione politica generale.
Il confronto pubblico si è progressivamente spostato dal merito della riforma al piano dello scontro politico. Questo ha reso più difficile un approfondimento sereno e puntuale delle implicazioni istituzionali, che una materia di questa importanza avrebbe richiesto.
Resta l’immagine di un Paese diviso su una scelta che incide sull’assetto istituzionale. Una divisione che deve interrogare tutte le forze politiche e richiamare ciascuno al senso di responsabilità.
Era anche un’occasione importante per modernizzare il Paese, rafforzare l’efficienza delle istituzioni e renderle più adeguate alle sfide del presente. Un’occasione che oggi non si è realizzata.
Da qui occorre ripartire con spirito costruttivo e riformista: riducendo le contrapposizioni e recuperando il metodo del confronto e della sintesi. È questo il ruolo della buona politica”.
(alal)
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