Dirillo, scatta la barriera anti plastica: ecco cosa cambia per il mare di Acate

Ad Acate installata alla foce del Dirillo una barriera galleggiante per intercettare la plastica prima che arrivi in mare. Investimento da circa 95 mila euro nell’ambito del progetto Salvamare.
Sarà avviata mercoledì 25 febbraio la barriera galleggiante installata alla foce del fiume Dirillo, nel territorio di Acate. L’impianto è stato realizzato per intercettare e raccogliere i rifiuti fluviali galleggianti prima del loro riversamento in mare, un passaggio operativo che segna l’ingresso nella fase concreta del progetto ambientale.
L’intervento rientra in un progetto sperimentale finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Direzione Generale Uso Sostenibile del Suolo e delle Risorse Idriche, con Decreto n. 525 del 13.12.2023, per un importo complessivo di 95.228,00 euro. Il Comune di Acate ha operato quale soggetto attuatore del finanziamento, con il supporto dell’Autorità di Bacino della Regione Siciliana.
Come funziona il sistema installato alla foce

La struttura consiste in una barriera galleggiante ancorata che intercetta i materiali superficiali trasportati dalla corrente e li convoglia verso un punto di raccolta, dove potranno essere rimossi periodicamente. È pensata per trattenere plastica galleggiante, imballaggi, detriti leggeri e materiali trascinati dalle piogge intense.
Non è invece in grado di intercettare scarichi fognari, sostanze chimiche disciolte o contaminazioni microbiologiche. Il dispositivo agisce quindi su ciò che è visibile in superficie, riducendo l’impatto diretto dei rifiuti solidi sul mare.
Perché la foce del Dirillo è un punto strategico
Il Dirillo attraversa un’area a forte vocazione agricola prima di sfociare nel tratto costiero compreso tra Marina di Acate e Scoglitti. Nei periodi di pioggia intensa il corso d’acqua può trasformarsi in un collettore di materiali trascinati verso valle, tra frammenti plastici, residui agricoli e rifiuti abbandonati.
Le foci fluviali sono considerate punti sensibili per l’inquinamento marino, perché rappresentano l’ultimo passaggio prima dell’ingresso in mare di ciò che viene trasportato lungo l’intero bacino. In questo tratto di costa, frequentato durante la stagione estiva, la presenza visibile di rifiuti incide non solo sull’ambiente ma anche sulla percezione della qualità delle acque.
Il progetto viene presentato come un’azione di tutela ambientale volta alla salvaguardia del litorale, alla riduzione dell’inquinamento marino e alla promozione di buone pratiche nella gestione sostenibile delle risorse idriche. L’Amministrazione comunale ha confermato il proprio impegno nella realizzazione di interventi innovativi a difesa dell’ambiente e del territorio.
La barriera rappresenta una misura di mitigazione concreta, un primo filtro prima dello sbocco a mare. Resta aperto il tema delle cause a monte, dalla gestione dei rifiuti agricoli al controllo degli scarichi, fino alla manutenzione degli argini. L’efficacia dell’impianto si misurerà nel tempo, sulla quantità di rifiuti intercettati e sulla continuità della manutenzione.
(czcz)
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emanuela napolitano
Se lungo gli argini del fiume Dirillo si integrasse la piantumazione del ricino, questa piantumazione potrebbe rappresentare un potente completamento naturale alle barriere fisiche per i rifiuti.
La pianta di ricino( Ricinus communis) è ampiamente studiata per le sue proprietà di fitorimediazione, ovvero la capacità di bonificare terreni contaminati assorbendo sostanze inquinanti attraverso le radici. L’apparato radicale funge infatti da “spugna” per diversi metalli pesanti(piombo,cadmio,zinco,rame,nichel e cromo), accumulandoli nei propri tessuti o facilitandone l’estrazione dal suolo. Mentre la barriera galleggiante intercetta i macro-rifiuti galleggianti, il ricino agirebbe sugli inquinanti invisibili dispersi nel suolo. Inoltre la pianta oltre a rappresentare una barriera chimica potrebbe ricoprire anche il ruolo di barriera fisica intrappolando i piccoli frammenti di plastica trasportati dal vento e dalle piene prima che finiscano in acqua.
Ed ancora, le piante caratterizzate da un apparato radicale profondo, lungo gli argini del fiume garantirebbero un consolidamento delle sponde, prevenendo l’erosione degli argini , che potenzialmente contaminati rovinerebbero nel fiume.
Una doppia valenza dunque che avrebbe le condizioni di una perfetta sostenibilità di lungo termine se pensiamo che dalle piante si potrebbe anche estrarre olio da destinare come biocombustibile o lubrificante e con le entrate della vendita rifinanziare lo svuotamento periodico della barriera antiplastica. Le piante sono dei validissimi alleati, iniziamo a scoprirle ed utilizzarle per le straordinarie “funzioni” che possono ricoprire e non solo per il senso estetico.