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Politica, giovani e partecipazione: intervista a Carmelo Fronte, segretario di FI Giovani Ispica

Nell’aprile 2025, dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche presso l’Università di
Firenze e la laurea magistrale in Governo, Amministrazione e Politica presso la LUISS Guido Carli
in Roma, dove attualmente svolge il dottorato in Politics, Carmelo Fronte è stato nominato
segretario cittadino di Forza Italia Giovani a Ispica.

Lo abbiamo contattato per un’intervista, in cui abbiamo parlato di politica, di giovani e del loro coinvolgimento all’interno dell’ambito politico, ma anche delle sue esperienze.

Innanzitutto congratulazioni per la tua nomina a segretario. Volevo chiederti: come sta andando il tuo operato da segretario e se hai cercato di apportare delle differenze, penso anche ad aspetti come l’approccio o l’organizzazione.
“Ti ringrazio. Parto intanto col dire che la mia vita si svolge tra Ispica e Roma, quindi per operare a
pieno si deve cercare di essere il più presente possibile sul territorio, perché ritengo che la politica
debba coltivare il rapporto con quest’ultimo.

Quando si è presentata questa opportunità ho cercato subito di coglierla. Certo, il momento storico non è dei migliori, sia a livello locale che a livello nazionale. Credo che la politica abbia bisogno di creare nuovi paradigmi e nuovi linguaggi.

Ovvio, è una cosa che richiede tempo, ma lavorando in primis sugli aspetti sociali e culturali si può costruire qualcosa di importante. Vedo più consapevolezza, affinché la nostra generazione diventi protagonista del suo tempo”.

State svolgendo attività sul territorio per far avvicinare maggiormente i giovani alla politica? Ritieni che ci siano delle attività fondamentali da svolgere per poterlo fare? Se sì, quali?
“Sono convinto che servano nuovi paradigmi: bisogna fare un lavoro importante soprattutto singolarmente e credo che l’interesse sia biunivoco, cioè vada costruito in entrambi i lati. Vedere che la politica si interessa ai giovani ne faciliterebbe l’avvicinamento.

Occupandomi di demografia, voglio citare un termine coniato dal demografo Alessandro Rosina,
ossia “degiovanimento”, che si riferisce al mancato coinvolgimento dei giovani in quelli che sono i
processi decisionali, quindi è importante far sì che vengano riconosciute le loro istanze.

C’è il rischio che la politica diventi sempre più autoriferita e che gli eventi organizzati dalla politica siano sempre più rivolti a coloro che già fanno parte dell’ambiente politico. Bisogna quindi creare dei network che aiutino i giovani a sopperire all’isolamento sociale e creino scambio intra e intergenerazionale, coinvolgendo e valorizzando gli attori, singoli o associativi, presenti sul territorio come la scuola.

Il dialogo tra queste diverse realtà non è mai semplice e in questo senso il partito può svolgere un
ruolo importante. Lo dico perché reputo la politica come la più alta forma di mediazione e in una
società complessa e piena di attori, deve svolgere questo ruolo”.

Fra non molto a Ispica sarà tempo di campagna elettorale. Come vedi la situazione, anche alla luce di quanto successo negli ultimi mesi? E se hai intenzione magari di ricoprire un ruolo istituzionale nella tua città, non necessariamente nell’immediato.
“Al momento il mio percorso è impegnato su Roma, ma credo si possa restituire qualcosa al proprio territorio anche in altri modi. Le biografie sono cambiate, anche il concetto di residenza ormai è diverso. Cito il mio caso: io, come tanti altri giovani ispicesi, vivo a Ispica due-tre mesi l’anno, si può pensare di cominciare valorizzando queste forme transitorie di presenza sul territorio.

Per la prossima campagna elettorale invece, perfettamente conscio di quelle che sono le
problematiche della nostra città, soprattutto a livello economico, spero che le questioni giovanili
abbiamo la meritata risonanza”.

A livello provinciale, noti unione tra i vari gruppi provinciali del partito? Percepisci unione anche fra la componente “anziana” e quella più giovane? A livello locale ma anche a livello regionale o nazionale.
“Il rapporto intergenerazionale non è generalizzabile perché dipende molto dalla sensibilità dei
singoli.

A livello nazionale, ad esempio, ho ricevuto da poco un incarico su Roma: mi occuperò del coordinamento dell’Osservatorio sulle politiche migratorie, voluto dall’Onorevole Alessandro
Battilocchio, responsabile del dipartimento di Forza Italia sul tema. Da parte mia posso, dunque,
dire di aver trovato in Forza Italia attenzione per i più giovani.

Si parla spesso di esperienza o di novità, ma credo che esperienza non sia sinonimo di garanzia e
novità non sia sinonimo di innovazione. La politica deve offrire garanzie e innovazioni”.

Spostandoci sul contesto nazionale, quali sono secondo te le maggiori difficoltà per un
giovane?

“Soprattutto difficoltà nella transizione alla vita adulta. Il costo della vita è in continua crescita e aumentano le difficoltà per raggiungere un’indipendenza economica e abitativa. L’Italia detiene il record europeo negativo per il più alto numero di NEET (Not in Education, Employment or Training), giovani tra i 18 e i 24 anni non impegnati in percorsi di studio, lavorativi o formazioni professionali.

L’ingresso nel mondo del lavoro è spesso farraginoso e sovente caratterizzato nei primi anni da contratti precari, che privano i giovani della progettualità”.

Anche a livello internazionale la situazione è difficile…
“Purtroppo sì. Papa Francesco nel 2019 disse: «Quella che stiamo vivendo non è semplicemente
un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca». In un contesto simile ci si può scoraggiare facilmente. Gramsci diceva che “al pessimismo della ragione bisogna rispondere con l’ottimismo della volontà”.

La volontà di un futuro migliore e di un presente impegnato a costruirlo sono gli strumenti migliori per cambiare le cose”.

Passiamo ad altro: fra poco sarà tempo di referendum. Come Forza Italia e come componente giovanile sarete attivi sul territorio?
“A livello locale sono certo che il partito non farà mancare la propria presenza. Ritengo, innanzitutto, doveroso dire che quando si parla di riforme costituzionali bisogna guardare al contenuto, scevri dalle posizioni politiche personali.

In particolare, con una riforma così tecnica, bisogna fornire ai cittadini momenti di confronto e
approfondimento sul tema, per un voto consapevole nel merito “.

Concentrandoci sulla tua esperienza universitaria, anche a livello lavorativo, c’è qualcosa che ti porti dietro nella tua esperienza politica e viceversa?
“Mi piace soprattutto la possibilità di poter trasmettere qualcosa. La grandezza di ciò che facciamo
è insita nel retaggio, nelle persone che verranno dopo di noi. Socrate è ricordato anche per l’allievo
Platone, che a sua volta è stato maestro di Aristotele. Mi affascina nell’insegnamento, come nella
politica, la possibilità di lasciare qualcosa, dedicandomi al prossimo”.

Ultima domanda, facciamo un salto avanti: che cosa vuoi che dica la gente ripensando al
tuo operato universitario o politico?

“Da questo punto di vista vedo l’insegnamento e la politica in modo diverso. Per quanto riguarda la politica, i latini dicevano “aut dedere aut iudicare”. Se decidi non giudichi, e poni le tue scelte
davanti al giudizio del prossimo.

Per quanto concerne l’università, Cesare Pavese nei “Dialoghi con Leucò” scrisse che “l’uomo mortale non ha che questo d’immortale: il ricordo che porta e il ricordo che lascia”. Quando entro in aula spero sempre di lasciare un bel ricordo ai miei studenti”.

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