Pozzallo, Regione e Segretario richiamano la presidente del Consiglio sulla gestione dell’aula
La gestione dell’aula consiliare da parte della presidente del Consiglio comunale di Pozzallo, Quintilia Celestri, esponente della Democrazia Cristiana, è finita nero su bianco in due documenti ufficiali che ne mettono in discussione la correttezza istituzionale.
Da un lato il parere della Regione Siciliana, sollecitato direttamente dal sindaco Roberto Ammatuna, dall’altro una nota formale del Segretario generale del Comune. Due interventi distinti, ma convergenti, che richiamano la presidente al rispetto delle regole e del ruolo di garanzia che ricopre.
Il sindaco chiede l’intervento della Regione
È il sindaco Roberto Ammatuna a rivolgersi alla Regione Siciliana per chiarire una situazione che, nel tempo, aveva assunto contorni sempre più problematici all’interno del Consiglio comunale. La richiesta nasce dalla necessità di fare luce sulla legittimità dei comportamenti della presidente del Consiglio durante lo svolgimento delle sedute, in particolare quando venivano trattati atti da lei stessa sottoscritti. La Regione, nel ricostruire il contesto, evidenzia che il quesito nasce da una “situazione di potenziale criticità istituzionale determinata dalla condotta del Presidente del Consiglio Comunale”, sottolineando come il cumulo di funzioni rischi di compromettere l’equilibrio dei lavori d’aula.
Il parere dell’Assessorato regionale alle Autonomie Locali è netto. Pur riconoscendo che il presidente del Consiglio, in quanto consigliere comunale, conserva il diritto di presentare interrogazioni e atti ispettivi, viene chiarito che tale diritto incontra un limite invalicabile nel momento in cui si passa alla direzione dei lavori. La Regione scrive che “il ruolo di proponente e, contestualmente, di moderatore imparziale parrebbe confliggere con i principi di terzietà ed equilibrio che caratterizzano la figura del Presidente”. E ancora, viene ribadito che la funzione del presidente del Consiglio è “organo di garanzia istituzionale, neutrale e super partes”, chiamato ad assicurare il corretto funzionamento dell’assemblea. Il passaggio più esplicito arriva quando si afferma che “sorge un’incompatibilità funzionale nel momento in cui il Presidente si trova a dirigere la discussione di un atto da lui stesso sottoscritto”, perché in quel caso “il ruolo di parte confligge insanabilmente con quello di arbitro”.
L’obbligo di astensione durante la discussione degli atti
Nel parere regionale viene chiarito anche cosa dovrebbe accadere in concreto. La Regione afferma che il presidente del Consiglio “ha il dovere di astenersi dalla direzione dei lavori durante la trattazione delle proprie interrogazioni”, precisando che la presidenza deve essere assunta dal vicepresidente o, in mancanza, dal consigliere anziano. La ratio è esplicitata senza ambiguità. La conduzione della seduta da parte del proponente, si legge, “comprometterebbe la percezione di terzietà e imparzialità e potrebbe condizionare la dinamica del dibattito”. Per questo motivo l’astensione viene indicata come necessaria “al fine di evitare che la funzione pubblica sia deviata verso interessi, pur legittimi, di natura individuale o di fazione”. Insomma, in una parola, la Presidente Quintilia Celestri, le interrogazioni(legittime) se le scrive, se le canta e se le suona, contro ogni prassi normativa consolidata.
Il richiamo del Segretario generale sul numero legale
A questo intervento regionale si affianca la nota del Segretario generale del Comune di Pozzallo, che interviene su un altro aspetto cruciale della gestione dell’aula, l’interpretazione del regolamento sul numero legale. Il Segretario definisce “anomala e non coerente con il dato testuale” la prassi seguita durante alcune sedute, chiarendo che “la mancanza del numero legale comporta la sospensione di un’ora della seduta” e che, qualora il numero legale non venga ripristinato, “la seduta è rinviata al giorno successivo con il medesimo ordine del giorno”. Viene inoltre evidenziato che considerare la perdita del numero legale come causa di scioglimento definitivo della seduta “risulta priva di fondamento regolamentare” e può esporre i lavori consiliari a profili di irregolarità procedurale.
Due interventi che pongono lo stesso problema
Il dato che emerge è chiaro. Regione Siciliana e Segretario generale intervengono su piani diversi, ma entrambi richiamano la presidente del Consiglio comunale al rispetto delle regole e del ruolo istituzionale. Da un lato l’imparzialità nella direzione dei lavori, dall’altro la corretta applicazione del regolamento. Un doppio richiamo che mette in evidenza come la gestione dell’aula da parte della presidente Celestri Quintilia sia diventata un problema istituzionale, prima ancora che politico.
(czcz)
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