Giovani e lavoro, crescono le partenze temporanee dalla provincia di Ragusa
I giovani del Ragusano stanno andando via. Non con un’emigrazione definitiva, ma con partenze sempre più frequenti e prolungate per lavoro fuori dalla Sicilia. Un fenomeno che trova riscontro in diversi dati ufficiali e che sta assumendo contorni strutturali, pur restando in gran parte invisibile nelle statistiche tradizionali.
Secondo i dati più recenti elaborati dalla Camera di Commercio del Sud Est Sicilia su base Istat, il tasso di occupazione nella provincia di Ragusa si ferma intorno al 56 per cento nella fascia 15-64 anni, un valore inferiore alla media nazionale. All’interno di questo quadro, la componente giovanile è quella più instabile, con percorsi lavorativi frammentati e fortemente legati alla stagionalità.
Partenze temporanee e assenze prolungate
A crescere è soprattutto la mobilità temporanea. Giovani tra i 20 e i 35 anni che restano formalmente residenti nei comuni iblei, ma che trascorrono mesi interi lavorando al Nord Italia o all’estero. Le destinazioni più frequenti sono i settori della logistica, dell’edilizia, dell’agricoltura stagionale e del turismo, dove le condizioni contrattuali vengono percepite come più continue e tutelate.
Questi spostamenti non emergono chiaramente dai dati sull’emigrazione, perché non comportano cambi di residenza. Allo stesso tempo, molti di questi giovani non risultano disoccupati sul territorio. È una fascia mobile che sfugge alle rilevazioni tradizionali e che contribuisce a rendere meno leggibile la reale disponibilità di forza lavoro in provincia.
Un mercato del lavoro sotto pressione
Il fenomeno si innesta in un contesto già fragile. Secondo le rilevazioni provinciali sul lavoro, la provincia di Ragusa presenta una forte concentrazione di disoccupazione nei comuni di Ragusa e Vittoria, che insieme raccolgono una quota significativa delle persone in cerca di occupazione. I numeri complessivi parlano di oltre 37 mila disoccupati, dati già emersi nei giorni scorsi e che confermano una sofferenza strutturale del sistema locale.
Allo stesso tempo, agricoltura, turismo e ristorazione segnalano difficoltà crescenti nel reperire personale, soprattutto nei periodi di punta. Un paradosso che si spiega proprio con questa mobilità intermittente, che sottrae al territorio una parte della forza lavoro giovane nei momenti cruciali dell’anno.
Non solo salari, ma continuità
Le analisi nazionali e internazionali sul lavoro, rilanciate recentemente anche da Euronews, indicano come la spinta alla mobilità giovanile non sia legata soltanto al livello dei salari. A pesare sono soprattutto la continuità lavorativa, la chiarezza dei contratti e la possibilità di costruire un percorso nel tempo. Elementi che molti giovani faticano a trovare nel mercato del lavoro ibleo, ancora fortemente segnato da stagionalità e precarietà.
La conseguenza è una fuga silenziosa che non fa rumore, ma che indebolisce progressivamente il ricambio generazionale e la capacità produttiva del territorio. Un processo lento, che rischia di diventare strutturale se non intercettato per tempo.
(czcz)
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