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Processo Mare Jonio, il tribunale dispone la distruzione delle intercettazioni non rilevanti

Il tribunale di Ragusa ordina la distruzione delle intercettazioni non pertinenti nel processo sulla nave Mare Jonio.

Una decisione che segna un passaggio importante nel processo sul caso Mare Jonio. Al tribunale di Ragusa i giudici hanno accolto alcune eccezioni preliminari della difesa e ordinato la distruzione di tutte le intercettazioni e delle chat ritenute non pertinenti con l’imputazione o comunque vietate dalla legge. Un pronunciamento che arriva all’inizio del dibattimento e che incide sul materiale raccolto dall’accusa.

La decisione del tribunale

La corte ha stabilito che restino agli atti solo le conversazioni considerate rilevanti ai fini del processo. Tutto il resto dovrà essere eliminato. In particolare, i giudici hanno chiesto al pubblico ministero di indicare in modo preciso quali singole telefonate intenda utilizzare come prove d’accusa. Allo stesso tempo è stato chiesto alla difesa di segnalare le intercettazioni e le chat che contengono dialoghi con parlamentari, ministri di culto, giornalisti e con gli stessi avvocati, materiale che la legge vieta espressamente di utilizzare.

Il processo e le accuse

Il procedimento riguarda il rinvio a giudizio dell’equipaggio della nave umanitaria Mare Jonio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo l’accusa, nel settembre 2020 sarebbero stati trasbordati 27 migranti dalla nave cargo danese Maersk Etienne dopo un lungo stallo in mare, durato 37 giorni. Per la procura quel trasferimento sarebbe avvenuto a scopo di lucro. A processo ci sono i cofondatori di Mediterranea Saving Humans Luca Casarini, Beppe Caccia e Alessandro Metz, insieme ai membri dell’equipaggio presenti a bordo in quei giorni, il comandante Pietro Marrone, la medica Agnese Colpani e il soccorritore Fabrizio Gatti.

La posizione della ong

Mediterranea Saving Humans ha commentato la decisione parlando di una svolta. Secondo la ong, con l’esclusione di molte intercettazioni “usciranno definitivamente dal processo materiali utilizzati in maniera strumentale per alimentare negli ultimi cinque anni la macchina del fango contro il soccorso civile in mare”. L’organizzazione sostiene di vedere in questa fase del processo un passo verso l’accertamento della verità e la fine di quella che definisce una persecuzione mirata contro chi opera nei soccorsi in mare. Il procedimento, intanto, prosegue con un perimetro probatorio più ristretto.

(czcz)

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