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L’economista: sul debito pubblico il rigore non basta

di Salvatore G. Blasco

Ceteris Paribus. Il merito che quasi tutti gli esperti riconoscono, a questo governo è di essere stato capace di tenere la barra dritta nella gestione dei conti pubblici. Ma tutto questo rigore non basta.

     Capisco di essere riuscito a riportare il deficit sotto il 3%( traguardo certamente importante ) ma ora occorre dare inizio a una forte operazione di risanamento che richiederà tempi medio lunghi.

     Trattasi di un risultato importante perché contribuisce ad abbassare lospread  e di conseguenza il costo degli interessi sul debito pubblico e anche il costo dei finanziamenti per imprese e famiglie.

Negli ultimi 10 anni  ( 2015-2025), il debito pubblico italiano è cresciuto costantemente, superando i 3ooo miliardi di euro, con picco nel 2020 a causa della pandemia di Covid-19 che ha spinto il rapporto Debito/Pil oltre il 150%.

     Questo nonostante cali temporanei dovuti in parte alla crescita economica post-pandemia e anche all’inflazione, il debito è rimasto elevato, superando i 3.100 miliardi nel 2025, con un onere purtroppo significativo per gli interessi passivi un trend che rimane in aumento.

Il debito pubblico è un fattore fondamentale del Paese?

     Si, certamente il debito pubblico è fondamentale per la credibilità di un Paese, ma è un’arma a doppio taglio, in quanto permette di finanziare crescita e servizi, ma – attenzione – se eccessivo e mal gestito genera sfiducia, aumenta i costi ( spread in particolare  e tassi d’interesse ) e soffoca l’economia.

 Mentre una corretta gestione è cruciale, mantenendo i conti in linea per rassicurare i mercati e garantire così la sostenibilità finanziaria.

     E ancora se i mercati percepiscono che il debito è fuori controllo, il rischio Paese sale, portando a un aumento dello spread e a difficoltà nel finanziare la spesa pubblica.

     In sintesi, il debito pubblico è uno strumento necessario, ma la sua sostenibilità e la percezione di una gestione oculata sono decisi sono decisive per la credibilità e la salute economica di un Paese.

     Ecco perché nei miei contributi pubblicati di recente ( sempre su questo giornale, che mi ospita ) ho elogiato il ministro Giorgetti, proprio per avere tenuto i conti in ordine in una manovra di 22.000 miliardi che nel complesso è risultata equilibrata, nonostante la scarsità dei fondi.

Chiudo questa mia breve analisi sul debito pubblico, ribadendo che è centrale per alleggerire gli oneri sulle future generazioni e ridurre la distanza fra ciò che si promette e ciò che si fa,

     Questo è quanto richiede la democrazia dell’Economia.

   S.G.B

covid, pil, spread, tassi d'interesse

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