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Governare il turismo per non snaturare Modica

(Il ruolo della società civile e il compito mancato della Pro Loco)

Nel precedente articolo abbiamo provato a spiegare perché il tema del turismo a Modica non possa più essere affrontato in modo superficiale o, peggio, affidato all’improvvisazione. Abbiamo richiamato le riflessioni di MicroMega non per allarmismo, ma perché descrivono con precisione ciò che accade quando i luoghi smettono di essere vissuti e iniziano a essere utilizzati.

Ora è necessario compiere un passo ulteriore. Non basta denunciare i rischi, occorre interrogarsi su chi avrebbe dovuto porsi il problema prima e chi dovrebbe oggi farsi carico di una proposta seria. Ed è qui che emerge una responsabilità che va ben oltre quella dell’Amministrazione comunale.

Un Comune può sbagliare, può essere in ritardo, può rincorrere emergenze quotidiane. È nella natura stessa dell’istituzione, compressa tra carenze di risorse, urgenze e consenso. Molto meno giustificabile è invece l’assenza totale di iniziativa da parte della società civile organizzata, che per sua natura dovrebbe essere il luogo della riflessione, dello studio e della proposta.

Un’associazione non nasce per gestire l’ordinario, né per limitarsi a organizzare eventi. Nasce perché un gruppo di cittadini ritiene di poter offrire un contributo alla crescita culturale e civile della comunità. Quando questo contributo non si manifesta, quando non produce idee, analisi, documenti, allora viene meno il senso stesso dell’associazionismo non si capisce neanche perché ci si associa elaborando accurati scopi sociali.

In questo quadro risulta inevitabile soffermarsi sul ruolo della Pro Loco Modica. Non per spirito polemico, ma per dovere di chiarezza. La Pro Loco, per statuto, dovrebbe occuparsi della valorizzazione del territorio, della tutela delle tradizioni, della promozione consapevole dell’identità locale. Eppure, di fronte alla crescita del turismo a Modica, non risulta alcuna iniziativa degna di questo nome: nessuno studio sugli effetti dei flussi turistici, nessuna proposta organica, nessun documento indirizzato all’Amministrazione comunale.

Non si tratta di accusare, ma di constatare un fatto. Mentre il turismo cresce, la riflessione resta ferma. Ci si limita spesso a iniziative episodiche, a manifestazioni che rischiano di scivolare nella folclorizzazione, a una concezione del “fare turismo” ridotta alla sagra o all’evento, senza alcuna visione di lungo periodo.

Eppure, se si condivide l’idea che prima debba esistere la “Modica dei Modicani” e solo dopo quella dei turisti, allora il lavoro da fare è chiaro. Occorre interrogarsi su come vivono i modicani la propria città, su quali servizi mancano, su come si muovono, su quali spazi culturali frequentano, su quali tradizioni riconoscono come proprie e non come spettacolo da esibire.

Il turismo non deve creare una città parallela, ma inserirsi in una città che già funziona. Non deve imporre ritmi, ma adattarsi a quelli esistenti. Non deve semplificare la storia, ma rispettarne la complessità. Tutto questo non può essere lasciato né alla spontaneità del mercato né all’iniziativa isolata di qualche amministratore.

Qui la Pro Loco avrebbe dovuto, e dovrebbe ancora, svolgere un ruolo centrale: farsi promotrice di un dibattito pubblico, coinvolgere studiosi, associazioni, quartieri, raccogliere idee, trasformarle in proposte concrete. Non per sostituirsi al Comune, ma per sollecitarne le scelte. Solo dopo questo lavoro sarebbe legittimo lamentare le evidenti inadempienze dell’Amministrazione, perché una critica che non nasce da una proposta è sterile.E una città che rinuncia a pensarsi, finisce inevitabilmente per essere pensata da altri.(Turismo 2-)

Carmelo Modica

“Modica dei Modicani”, amministrazione comunale, MicroMega, pro loco

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