Aeroitalia, i viaggiatori scoprono dai giornali lo stato del volo Torino-Comiso
Venerdì nero per l’aeroporto di Comiso e per la compagnia Aeroitalia. Nonostante lo scalo sia diventato base stabile per la continuità territoriale verso Roma e Milano, oltre a servire rotte come Torino, Genova, Bologna, Cagliari, Bucarest e Olbia, la gestione dell’emergenza ha lasciato a desiderare.
Guasto tecnico e tensione a bordo
I passeggeri del volo Comiso-Torino di venerdì 2 gennaio previsto per le ore 18:15 hanno vissuto ore di tensione. Dopo l’imbarco, sono stati fatti scendere d’urgenza a causa di un odore persistente di bruciato: un guasto tecnico rilevato fortunatamente durante le procedure di sicurezza prima del decollo.
La presenza dei Vigili del Fuoco in pista ha alimentato la preoccupazione dei circa 150 passeggeri, fatti rientrare in area imbarco per accertamenti. Il verdetto è arrivato solo alle 21:45: volo cancellato e invito a tornare a casa o sistemarsi negli alberghi della zona.
Comunicazione deludente: mail 45 minuti prima del volo
Se la sicurezza tecnica è stata garantita, quella comunicativa è naufragata. La procedura prevedeva l’invio di una mail con i dettagli del volo sostitutivo del giorno successivo; tuttavia, la comunicazione ufficiale è arrivata solo 45 minuti prima della partenza del 3 gennaio prevista per le 9:05, effettuata poi per le 9:30.
Causando numerosi disagi ai passeggeri, infatti in molti hanno rischiato di perdere un biglietto pagato ben 170 euro. Chi è riuscito a partire lo deve a una corsa contro il tempo, a chiamate disperate al call center effettuate all’alba, riuscendo a parlare con un operatore solo alle 7:45 o a brevi articoli pubblicati su alcuni giornali online.
Un servizio non all’altezza dei costi
Nonostante Aeroitalia abbia seguito i protocolli di sicurezza evitando rischi in volo, è mancata la tutela verso i passeggeri. Tra i 150 a bordo vi erano numerosi studenti universitari e famiglie che rientravano a Torino dopo le feste.
Passeggeri che hanno pagato cifre non indifferenti e che, se avessero perso il collegamento del 3 gennaio, avrebbero rischiato di impegnare l’intera tredicesima per pagare un nuovo volo di rientro.
(cscs)
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