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Natale in Occidente e guerre nel resto del mondo: siamo ancora umani?

Oggi si festeggia il Natale, una celebrazione fondamentale per i cristiani: è il mistero di un Dio che si fa bambino nella fragilità per venire a salvarci.

Eppure, ormai il grande dono del Natale sembra ridotto a una dimensione puramente commerciale; l’aspetto peggiore, tuttavia, è come questa distrazione ci allontani dalle gravi problematiche che attanagliano il mondo. In questa giornata l’Occidente gioisce per la nascita di un bambino, mentre in altre parti del pianeta troppi piccoli soffrono a causa di guerre atroci.

L’Associazione Don Bosco 2000, impegnata nel costruire ponti tra la Sicilia e l’Africa, invita a riflettere e a scuotere le coscienze in questo tempo di festa, esortando ad avere coraggio e a “restare umani”.

“Non possiamo volgere lo sguardo dall’altra parte: penso alle macerie dell’Ucraina, al dolore atroce di Gaza e alle guerre ‘invisibili’ che stanno lacerando l’Africa, dal Sudan al Mali fino al Congo”, dichiara Agostino Sella, presidente di Don Bosco 2000. “Dietro i numeri delle migrazioni non ci sono statistiche, ma volti. Sono ragazzi che scappano da terre dove il diritto non esiste più e dove scuole e ospedali sono scomparsi. La pace non cade dall’alto: non basta che tacciano le armi se prima non si disarmano i cuori e i linguaggi. Il nostro appello quest’anno non è rivolto solo ai governi, affinché aprano corridoi umanitari e vie di negoziato, ma a ciascuno di noi: la pace inizia quando smettiamo di considerare l’altro come un estraneo o, peggio, un nemico”.

Oggi la pace richiede coraggio politico, ascolto reciproco e capacità di dialogo, ma anche una conversione profonda dei cuori: nessuna trattativa può reggere se permangono l’odio nel linguaggio, la paura e il risentimento nelle memorie collettive.

“In territori difficili come il Mali, il Sudan e il Congo, segnati da violenza e instabilità, bisogna lavorare per creare nuove opportunità e percorsi di riconciliazione”, continua Sella. “La migliore prevenzione della guerra è garantire una vita degna per tutti”.

L’invito finale dell’Associazione è quello di diventare “artigiani di pace” attraverso i gesti quotidiani, l’accoglienza e la scelta consapevole di non voltarsi dall’altra parte.

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