Passa al contenuto principale

Morti sul lavoro, la Sicilia è tra le peggiori: quattro decessi quest’anno in terra iblea

L’Italia conta 896 vittime sul lavoro nei primi dieci mesi del 2025 e la Sicilia rimane in zona rossa, con una delle incidenze piú alte del Paese. Ragusa, pur non rientrando tra le province maggiormente colpite, mostra numeri che non permettono un vero senso di tranquillità e che si inseriscono in un quadro regionale segnato da fragilità storiche e da un rischio ancora lontano dall’essere ridotto.

I numeri nazionali e il commento degli esperti

Nel periodo gennaio ottobre 2025 si sono verificati 657 decessi in occasione di lavoro e altri 239 in itinere. Il settore con piú vittime resta quello delle Costruzioni con 119 morti. L’ingegnere Mauro Rossato dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega parla di un problema irrisolto che continua a emergere mese dopo mese. Le denunce di infortunio crescono dell’1,2 per cento e lunedì è il giorno in cui si registra la quota maggiore di casi mortali.

Sicilia in zona rossa con una delle incidenze piú alte d’Italia

La Sicilia figura tra le regioni in zona rossa, cioè con un rischio superiore del 25 per cento rispetto alla media nazionale pari a 27,5 morti ogni milione di occupati. L’isola registra un indice di 35,9 risultando la quinta regione con l’incidenza piú elevata in Italia. È un valore che evidenzia un contesto complesso e strutturalmente esposto, indipendentemente dal numero assoluto di vittime che nel 2025 sono 53 in occasione di lavoro.

Ragusa: incidenza sotto la media ma in fascia gialla

Ragusa, secondo le tabelle provinciali aggiornate al 31 ottobre 2025, registra 3 decessi ( in realtà 4 ) in occasione di lavoro su 123.973 occupati. L’indice di incidenza arriva così a 24,2 morti ogni milione di lavoratori, un valore che colloca la provincia nella fascia gialla, cioé tra lo 0,75 e il valore medio nazionale. Ragusa si posiziona al 64 posto nella graduatoria nazionale e anche se non rientra nelle aree piú critiche, resta comunque vicina alla soglia media che segnala un livello di rischio non trascurabile.

Quattro decessi con l’ultimo di novembre

Il dato ufficiale riportato dal report dell’Osservatorio Vega si ferma al 31 ottobre 2025 e indica tre morti sul lavoro in provincia di Ragusa. È però necessario ricordare che nel territorio ibleo si è verificato un ulteriore decesso nel mese di novembre, non conteggiato nelle elaborazioni statistiche perché avvenuto dopo la chiusura del periodo considerato. Di fatto quindi i lavoratori che hanno perso la vita nel 2025 in provincia di Ragusa salgono a quattro. In quell’occasione la vittima era un operaio impegnato in un cantiere a Pozzallo, rimasto schiacciato dopo il cedimento improvviso del braccio meccanico della betoniera con cui stava lavorando. L’uomo è deceduto poco dopo l’incidente, nonostante i tentativi di soccorso arrivati sul posto in pochi minuti.

Il confronto con le altre province siciliane

Guardando al resto della Sicilia il quadro cambia rapidamente e mostra differenze molto marcate. Caltanissetta, con 18 vittime e un indice di rischio tra i piú alti d’Italia, raggiunge anche il dato piú pesante in rapporto alla popolazione con oltre 7 morti ogni 100 mila abitanti. Seguono Enna e Agrigento, dove l’impatto sul territorio resta significativo. In queste aree il fenomeno appare quasi strutturale, perché il numero di decessi si riflette su comunità piú piccole e quindi piú esposte.

Ragusa invece rimane nella parte bassa della graduatoria regionale. I tre decessi registrati da gennaio a ottobre ( senza contare l’ultimo a Pozzallo ) equivalgono a circa 0,9 morti ogni 100 mila residenti, un valore che colloca il territorio ibleo tra quelli meno colpiti dell’isola. Siracusa, Trapani, Messina e Palermo presentano valori poco superiori, mentre Catania, grazie alla sua vasta popolazione, mostra l’incidenza piú bassa pur avendo registrato due vittime.

Se da un lato Ragusa appare meno segnata sul piano demografico, dall’altro la Sicilia nel suo complesso rimane in zona rossa e questo significa che anche le province con valori moderati non possono permettersi di abbassare la guardia.

Il settore edilizio e il ruolo dell’età

In Italia la fascia dei lavoratori over 65 presenta un’incidenza molto elevata con 86,9 decessi ogni milione di occupati, mentre tra i 55 e i 64 anni si arriva a 45,0. È un segnale che riguarda anche territori come Ragusa, dove il settore delle Costruzioni continua ad avere un peso rilevante nel mercato del lavoro e dove la presenza di lavoratori maturi nei cantieri può contribuire a innalzare i fattori di rischio.

Stranieri e lavoratrici: tendenze che restano preoccupanti

Nel report nazionale emerge che i lavoratori stranieri mostrano un’incidenza piú che doppia rispetto agli italiani (57,7 contro 23,9 morti per milione). Anche le denunce di infortunio femminili aumentano in itinere, passando da 28 a 38 casi, mentre diminuiscono in occasione di lavoro. Pur non essendo disponibili percentuali provinciali dettagliate per questi indicatori, il quadro nazionale aiuta a comprendere come il rischio non sia distribuito in modo uniforme.

Un territorio che resta in equilibrio delicato

Il dato di Ragusa non è allarmante come quello di altre aree siciliane ma neppure rassicurante. La vicinanza alla media nazionale e la collocazione della Sicilia in zona rossa suggeriscono un equilibrio ancora fragile che richiede monitoraggi costanti e maggiore diffusione della cultura della sicurezza. In un contesto in cui il numero totale delle vittime continua a non ridursi, anche un singolo caso assume un peso simbolico e sociale che il territorio ibleo non può ignorare.

dati INAIL, infortuni, morti sul lavoro, Osservatorio Vega, ragusa, sicilia, sicurezza sul lavoro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *