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Piscine comunali iblee, abbandonate da anni, costose da salvare: una storia incredibile

Da Modica a Pozzallo, da Comiso a Vittoria per approdare a Ragusa isola felice

In provincia di Ragusa la mappa delle piscine comunali assomiglia a un arcipelago di cancelli serrati. Da Modica a Pozzallo, da Comiso a Vittoria, fino al capoluogo, il quadro è quello di impianti rimasti in silenzio per anni, tra debiti, travi che cedono, lavori che non finiscono e bandi che non partono.

Intanto migliaia di utenti vengono tagliati fuori e le amministrazioni cercano ora di rimettere in moto ciò che si è inceppato per troppo tempo.

Modica, lavori finiti ma cancelli ancora chiusi

A Modica la piscina comunale di via Sacro Cuore è diventata uno dei casi più discussi degli ultimi mesi. I lavori di efficientamento energetico, finanziati con fondi importanti e annunciati come la svolta per ridurre i costi di gestione, risultano praticamente conclusi, ma la struttura è rimasta chiusa proprio nel momento in cui utenti, società sportive e scuole attendevano la riapertura. Il nodo centrale riguarda la gestione degli ultimi dieci anni.

La sindaca Maria Monisteri ha spiegato che, esaminando i documenti richiesti al gestore uscente, è emersa una situazione debitoria che definisce “grave e non trascurabile”, tale da impedire qualsiasi proroga del vecchio contratto e da obbligare il Comune a fermare tutto in attesa di chiarimenti.

In Consiglio comunale il tema diventa immediatamente materia di scontro. I consiglieri Massimo Caruso e Paolo Nigro parlano apertamente di numeri che “non tornano” e chiedono perché l’amministrazione non abbia predisposto per tempo un nuovo bando, evitando così la chiusura nel passaggio fra un gestore e l’altro. Anche altri esponenti dell’opposizione, come Alessio Ruffino e Salvatore Spadaro, denunciano un clima di incertezza e contestano la mancanza di trasparenza nella comunicazione dei dati economici. Alcuni interventi in aula segnalano inoltre che il debito inizialmente indicato sarebbe stato rivisto più volte, alimentando sospetti e dubbi sulla reale entità delle cifre.

La sindaca Monisteri, pur difendendo il lavoro degli uffici, riconosce la necessità di una “ripartenza ordinata” e annuncia la preparazione di un nuovo bando di gestione, da affidare a un soggetto capace di garantire continuità, sostenibilità economica e standard adeguati. Nel frattempo società sportive, famiglie e atleti sono costretti a spostarsi altrove. Queste le ultime dichiarazioni della sindaca rilasciate a fine ottobre: “Entro novembre, vogliamo riaprire anche la piscina comunale. È un altro tassello importante di una strategia che punta a restituire alla città spazi di socialità, salute e benessere, in una logica di rigenerazione e valorizzazione del patrimonio del nostro Ente.” 

Pozzallo, Ammatuna racconta vent’anni di riparazioni e una chiusura inevitabile

A Pozzallo la piscina comunale ha avuto una storia irregolare fin dalla riapertura nei primi anni 2000. Il sindaco Roberto Ammatuna, da noi intervistato, ricorda un periodo pieno di interventi continui. Dice che in quegli anni il Comune ha dovuto sostenere tanti piccoli lavori di manutenzione ordinaria, costati complessivamente diverse centinaia di migliaia di euro. Poi arriva il periodo del Covid e la struttura viene chiusa definitivamente. Ammatuna spiega che la decisione era ormai inevitabile. “Le travi del soffitto erano a rischio cedimento e serviva un intervento strutturale importante. Un sopralluogo e un progetto dettagliato elaborato da una ditta di Siracusa hanno stimato in circa 3.5 milioni di euro la somma necessaria per ripristinare l’impianto. Il Comune ha provato ad accedere a finanziamenti regionali dedicati allo sport, ma era richiesta una compartecipazione di almeno 500 mila euro“. Ammatuna chiarisce che una cifra simile, allo stato attuale, il Comune non è in grado di garantirla. Per questo, il mese scorso, una delegazione di Fratelli d’Italia Pozzallo ha incontrato la presidente del Libero Consorzio Maria Rita Schembari e l’ingegnere Carlo Sinatra. Ammatuna oggi spera che entro questo mese si possa finalmente avviare il bando per la riqualificazione e la messa in sicurezza. Poi aggiunge: “mi rammarico per il disinteresse mostrato in passato verso la struttura, tanto che mancavano perfino gli impianti di deumidificazione, un’assenza che ha accelerato il degrado. La piscina non è soltanto un luogo sportivo, ma un punto essenziale anche per chi ha bisogno di percorsi di riabilitazione”.

Comiso, la trave che cede e il mutuo da 1.3 milioni

A Comiso la Piscina del Sole era una delle strutture natatorie più importanti della provincia, utilizzata da centinaia di utenti e da diverse società agonistiche. La frattura arriva nella primavera del 2024, quando una delle travi principali della copertura mostra un cedimento improvviso. L’amministrazione comunale ordina la chiusura immediata dell’impianto e avvia i primi controlli tecnici. L’assessore ai servizi tecnici Giovanni Assenza spiega che “non c’erano le condizioni per garantire la sicurezza di chi frequentava la struttura” e che il problema riguarda una trave portante, “non un elemento secondario”, richiedendo quindi un intervento urgente non limitato alla sola zona interessata.

Nei mesi successivi emerge un quadro più ampio: servirà mettere in sicurezza anche le altre undici travi principali, controllare i solai e verificare in modo approfondito lo stato dell’intera copertura. La piscina, che contava circa settecento iscritti tra adulti, bambini, agonisti e utenti riabilitativi, si svuota in poche ore. Le società sportive, tra cui la Water Sun, sono costrette a spostare gli atleti a Caltagirone, affrontando costi e tempi maggiori.

La questione diventa rapidamente politica. Il capogruppo del Pd Gigi Bellassai accusa la giunta attuale di aver ereditato una struttura “già in sofferenza da anni” e di non aver programmato una manutenzione ordinaria adeguata, mentre altre forze chiedono sostegni economici per le famiglie e per i venticinque lavoratori coinvolti. Secondo le opposizioni la chiusura non sarebbe solo il risultato di un evento improvviso, ma il punto di arrivo di una catena di interventi rimandati, tra cui la manutenzione dell’unità di trattamento dell’aria, considerata indispensabile per prevenire deterioramenti delle coperture.

Nel frattempo il Comune inserisce l’opera nel piano triennale delle opere pubbliche, prevedendo un mutuo da 1.3 milioni di euro per rifare integralmente la copertura. Assenza parla di “passo necessario per dare un futuro all’impianto” e aggiunge che l’obiettivo è bandire la gara entro l’anno, anche se non vengono indicati tempi certi per la riapertura.

Vittoria, dal crollo al cantiere Pnrr: un impianto fermo da tredici anni prova a rinascere

Vittoria è la storia più lunga e irrisolta dell’intera provincia. L’impianto, nato negli anni Novanta grazie a una cooperativa sportiva, per anni ha ospitato corsi, agonisti e attività riabilitative, diventando un punto fermo dello sport cittadino. Poi, nel 2012, arriva la frattura definitiva: un guasto alla caldaia blocca l’intero sistema, la cooperativa fallisce e la struttura finisce in mano a un liquidatore che non ha risorse per garantire neppure la manutenzione minima. In poco tempo iniziano infiltrazioni, danneggiamenti alle coperture, furti di materiale, cedimenti dei solai e un degrado visibile a ogni ingresso.

Nel 2014 la piscina passa formalmente nella disponibilità del Comune, ma senza fondi e senza un progetto chiaro di recupero resta chiusa. Negli anni successivi non mancano tentativi, come il confronto avviato con la Federazione italiana nuoto per una possibile ripartenza, rimasto però senza esito. Nel 2021 diversi gruppi politici parlano di impianto “chiuso da nove anni e abbandonato a se stesso”, mostrando foto di travi corrose, intonaci crollati e un impianto fotovoltaico ormai fuori uso.

La svolta arriva nel 2025, quando l’assessore ai lavori pubblici Giuseppe Nicastro annuncia l’avvio dei lavori di messa in sicurezza grazie a 1.5 milioni del Pnrr. Un intervento definito dallo stesso assessore “un primo passo indispensabile” per rimettere in sesto una struttura che presenta criticità in ogni punto, dal tetto agli infissi. Il cantiere riguarda la copertura principale, la sistemazione dei solai, l’impermeabilizzazione, la sostituzione degli infissi e il rifacimento dell’impianto fotovoltaico, oltre alla messa in sicurezza di vari elementi strutturali compromessi dal tempo e dall’abbandono.

Nicastro chiarisce però che questa fase non sarà sufficiente a riaprire al pubblico. Restano infatti da finanziare gli interventi sugli impianti della vasca, sulla filtrazione, sul riscaldamento dell’acqua e sul trattamento dell’aria, componenti senza le quali l’impianto non può tornare pienamente operativo. Un sopralluogo di fine settembre mostra comunque un cantiere attivo dopo anni di immobilismo. L’amministrazione parla di una seconda fase progettuale per riportare davvero l’acqua nelle corsie, ma tempi e risorse restano ancora da definire.

Ragusa, l’unica aperta tra tariffe e polemiche

Nel capoluogo la piscina comunale di contrada Selvaggio rappresenta l’unico impianto natatorio ancora funzionante in tutta la provincia, ma non senza frizioni. Negli ultimi anni la struttura ha attraversato periodi di chiusura temporanea per lavori di manutenzione e interventi di efficientamento energetico, necessari per ridurre consumi e costi di gestione. La riapertura ha però portato con sé un acceso dibattito sulle tariffe applicate dal gestore privato. Diversi consiglieri comunali hanno denunciato aumenti giudicati eccessivi, ritenendo che l’impianto, pur essendo affidato in concessione, debba restare accessibile a famiglie, società sportive e utenti con redditi più bassi.

L’assessore allo sport Simone Digrandi ha più volte chiarito la posizione dell’amministrazione, spiegando che il Comune è in confronto continuo con il gestore per migliorare i servizi offerti e verificare la sostenibilità economica delle scelte tariffarie. Secondo Digrandi, l’obiettivo è garantire un equilibrio tra qualità del servizio, costi reali di gestione e possibilità per i cittadini di usufruire dell’impianto senza barriere economiche. Intanto alcune società sportive segnalano difficoltà organizzative legate alla disponibilità delle corsie e agli orari, mentre una parte dell’opposizione chiede controlli più stringenti sulle clausole contrattuali della concessione.

Ragusa rimane così l’unica città dove si può ancora nuotare in un impianto comunale, ma la discussione intorno ai costi e al modello di gestione mostra che anche qui la partita non è affatto chiusa.

Una provincia che aspetta di rituffarsi

Le storie cambiano da città a città, ma si somigliano tutte. Manutenzione rinviata, contenziosi, buchi di bilancio, progetti a metà. E poi bandi, mutui, Pnrr, con l’idea di recuperare oggi quello che non si è fatto ieri. A Modica, Pozzallo, Comiso e Vittoria ci sono segnali di movimento, ma non ancora certezze.

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