L’Unesco compie 80 anni. A Scicli qualcuno lo festeggia con un falso storico

Le ricorrenze per gli 80 anni dell’Unesco, in provincia di Ragusa, arrivano come un invito a guardare con franchezza allo stato dei nostri beni tardo barocchi. Mentre nel Regno Unito il Parlamento discute il futuro dei siti Unesco e del progetto Kassandra.
In Sicilia il quadro è meno brillante dove il Val di Noto resta un territorio delicato e poi c’è il caso Lipparini a Scicli: un “falso storico”.
Un compleanno che apre una riflessione globale
L’Unesco nasceva il 16 novembre di 80 anni fa con l’idea di proteggere l’eredità culturale del mondo. Oggi le sfide sono cambiate: autenticità, gestione sostenibile e adattamento al cambiamento climatico diventano fattori decisivi. La ricorrenza degli 80 anni rende più urgente la domanda su come i territori stiano davvero custodendo il proprio patrimonio.
Val di Noto, un patrimonio fragile
Ragusa, Modica e Scicli fanno parte del sito seriale “Città tardo barocche del Val di Noto”, iscritto nella lista Unesco nel 2002 per la sua unità architettonica dopo il sisma del 1693. Il Piano di Gestione aggiornato al 2020 esiste e sulla carta coordina tutela, urbanistica e partecipazione locale. Nella pratica però permangono ritardi, interventi scollegati, mancanza di una regia che trasformi davvero il riconoscimento in un progetto di territorio.
Fondi sì, ma governance debole
Negli ultimi anni non sono mancate risorse: i finanziamenti regionali destinati ai comuni Unesco e i progetti europei hanno permesso interventi a Ragusa, Modica e Scicli. Tra questi il progetto “Cava d’Ispica XR Experience”, che punta a rendere il parco archeologico più accessibile con tecnologie immersive, dispositivi per disabili e visite aumentate in più lingue. Segnali positivi, anche se ancora frammentari.
Il Regno Unito discute il futuro dei siti Unesco: il ruolo di Kassandra
Oggi, proprio nei giorni dell’anniversario, il Parlamento del Regno Unito affronta il tema del futuro dei siti Unesco britannici. Nel dibattito è citato il progetto pilota sviluppato da Kassandra insieme alla Vindolanda Trust e alla UK National Commission for UNESCO. L’iniziativa usa un modello predittivo basato su intelligenza artificiale per individuare le aree del sito romano di Vindolanda più esposte agli effetti del cambiamento climatico.
Integrando dati ambientali, climatici e archeologici, il sistema genera mappe di rischio che consentono ai gestori di anticipare i problemi anziché limitarsi a rispondere ai danni. Un cambio di paradigma che, nel frattempo, manca in molte zone del Mediterraneo, Sicilia inclusa.
Kassandra, una piattaforma per capire la fragilità dei siti storici
Kassandra è una piattaforma di supporto alle decisioni costruita come una “gemella digitale” che integra parametri di clima, ambiente, edifici, mobilità e patrimonio. L’obiettivo è misurare la resilienza dei contesti storici e proporre scenari pratici di adattamento, non solo interventi tampone.
IIl fondatore, l’architetto Mark Cannata, in un’intervista raccolta da Il Domani Ibleo, riassume così lo spirito del progetto: “Gli 80 anni dell’UNESCO ci chiedono di fare un salto di qualità: usare evidenze, strumenti avanzati e buone politiche per rafforzare la resilienza del patrimonio, non per costruire patrimoni artificiali, come si sta proponendo purtroppo con il progetto dell’istituto Lipparini. Un falso storico come quello proposto per il progetto dell’istituto Lipparini potrebbe essere un ottimo modo per mettere a rischio la designazione di Scicli come sito Unesco.”
Cannata aggiunge: “Con Kassandra lavoriamo con l’UNESCO per integrare dati climatici, ambientali e archeologici e offrire scenari di adattamento concreti. In questo modo il patrimonio diventa un laboratorio di innovazione, non solo qualcosa da difendere.”
Scicli e il nodo dell’autenticità
In questo quadro globale, il caso di Scicli diventa emblematico. Il progetto per il prospetto storicista dell’ex istituto Lipparini, privo di fondamento storico, rischia di introdurre un “falso storico” in pieno sito Unesco. “Interventi di questo tipo – ha affermato Cannata – violano i criteri di autenticità richiesti dalla Convenzione e possono esporre una città a conseguenze reputazionali e perfino alla revisione del riconoscimento ottenuto nel 2002”.
Da Bath ed Edimburgo un modello possibile
Bathi ed Edimburgo, due dei casi più citati nel mondo Unesco Uk, hanno sviluppato negli anni piani di gestione aggiornati, consultazioni pubbliche, politiche fiscali dedicate e una programmazione culturale coerente. In questi contesti il riconoscimento Unesco non è un’etichetta ma un sistema urbano integrato, capace di orientare urbanistica, mobilità, eventi e sviluppo economico.
La provincia iblea tra esperimenti e ritardi
Nel territorio ibleo non mancano iniziative dal basso: progetti di turismo accessibile a Ragusa Ibla, attività educative legate al percorso Unesco e momenti comunitari come l’infiorata di Noto 2022. Esiste anche un dibattito sulla creazione di reti più ampie, come la proposta di mappare il Liberty siciliano. Manca però l’elemento che altrove ha fatto la differenza: una governance stabile capace di tenere insieme tutela, uso contemporaneo e sostenibilità.
Autenticità e futuro
L’ottantesimo compleanno dell’Unesco ricorda che sviluppo e conservazione non sono opposti, purché si lavori con evidenze e visione. Il Val di Noto e il Vallo di Adriano, in modi diversi, mostrano che il futuro dei siti dipende dalla capacità di restare autentici e di prepararsi a un clima che cambia. Il patrimonio non è una risorsa da spremere ma un impegno da custodire con lungimiranza, prima che sia troppo tardi.
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