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L’economista, ecco la “Manovra 2025/26” con crescita allo zero virgola e fisco del tutto miope

di Salvatore G. Blasco

     La manovra è vista come un tentativo di garantire, almeno, la stabilità dei conti pubblici e naturalmente la credibilità internazionale.

     Ma, di contro viene criticata per non dare una spinta alla crescita, con stime di crescita economicamolto  basse sia per l’anno in corso che per il 2026.

     Per molti vedono che dopo gli effetti del PNRR, il Pase potrebbe tornare a una crescita vicino allo zero, sebbene il governo Meloni cerchi, almeno si sforza, di bilanciare gli investimenti già limitati da vincoli di bilancio.

     Per molti pensano che il governo ha limitato la manovra ( meglio chiamarla  la manovrina ) al fine di consolidare i conti pubblici allo scopo di ridurre il deficit allo scopo di rassicurare mercati nonché istituzioni  europee. Diciamo che pensano bene.

Inoltre dal punto di vista fiscale il governo ha messo in atto la riduzione della seconda aliquota portandola dal 35 al 33% al fine di dare una carezza al ceto medio con un guadagno annuo di 440 euro.

     Ceto medio inteso coloro che dichiarano un reddito lordo annuo tra i 28 e i 50.000 euro.

      Tale aumento si concretizza, in ultima analisi, in 1,22 euro al giorno, cioè un caffè al giorno. Questo è l’aumento che viene dato al cosiddetto ceto medio alto.

     Eppure Landini afferma che il governo ha favorito i ricchi.

 Questa affermazione deve essere annoverata tra i più fantasiosi paradossi italiani.

     A mio avviso una mancia al ceto medio di tale entità, dopo che è stato, dai governi di destra e di sinistra, usato come bancomat è da considerare del tutto offensiva.

     Preciso per coloro che sono lontano dai problemi fiscali che un contribuente che guadagna tra i 35 e  55mila euro lordi paga in media 34 volte le imposte di chi dichiara tra 7.500 e 15.000 euro.

     Misura per misura si ha l’impressione che mai come questa volta il governo abbia fatto il minimo indispensabile per seguire una rotta già tracciata, continuando a navigare a vista. Non curandosi del Paese reale, dell’economia che purtroppo galleggia, del corpo sociale che nelle sue fasce più deboli soffre e fatica. E l’Italia, ormai ferma al capolinea ( come la Germania ), viene così lasciata affondare.

     Insomma la manovra così come è non introduce misure innovative per stimolare la crescita potenziale del Paese.

     Così operando il rapporto debito/Pil, rimane elevato e la crescita debole esponendo il Paese al rischio di shock finanziari.

     In poche parole in assenza di riforme strutturali corposi su capitale umano, produttività  e diciamo innovazione, il  Paese Italia rischia di rimanere una economia con crescita bassa e alto indebitamento, cioè con economia zoppa.    

Tutto questo  crea incertezza in campo geopolitico e ancora più grave contribuisce a frenare le decisioni di consumo e investimenti.

     La storia della riforma fiscale italiana è un percorso che va dalla riforma Vanoni del 1951 – che introdusse l’obbligo della dichiarazione dei redditi – alle grandi riforme degli anni ’70 ( che istituirono Irpef  e Irpeg ) e arriva fino alla più recente riforma fiscale avviata nel 2024, con i suoi primi provvedimenti come la Legge di Bilancio.

l filo conduttore è passato dalla perequazione tributaria e della lotta all’evasione, alla necessità di razionalizzare un  sistema complesso e di adeguarlo alle mutevoli esigenze economiche e sociali del nostro Paese.

     Ora veniamo alle cause dell’evasione fiscale in Italia, che sono molteplici.

     Alta pressione fiscale.

Oggi in Italia è al 42,8, cioè tra le più alte d’Europa, con un peso significativo su cittadini e imprese. Questa situazione incentiva i contribuenti  a evadere le imposte per ridurre il carico fiscale, soprattutto in un contesto difficile.

     Inoltre diciamo la scarsa efficienza del Sistema di Riscossione.

     E ancora la diffusa cultura dell’evasione :  vista spesso come un modo per aggirare le regole e ottenere un vantaggio competitivo. Questa mentalità è radicata storicamente e alimentata da una percezione di ingiustizia fiscale e diciamo inefficienza nella spesa pubblica.

     Pioggia di emendamenti sulla manovra ( 5.500 ).

La manovra che vale 18,7 miliardi di euro, dovrebbe arrivare per il via libera in prima lettura al Senato non più tardi del 15 dicembre.

 Attenzione il sommerso sale: vale il 9% del Pil.

Attenzione 5,7 milioni di persone, pari al 9,8% della popolazione è in condizioni di povertà assoluta.

     Ora la sfida è tornare a crescita.

Qui mi fermo, per non farla lunga.

S.G.Blasco

crescita, emendamenti, evasione fiscale, Legge di Bilancio, riforma Vanoni

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