I condomini dei morti: a Modica le edicole sociali cadono a pezzi ed i vivi sono spariti

Al cimitero di Modica non ci sono solo lapidi e ricordi, ma vere e proprie palazzine di cemento che si sbriciolano da anni. Le chiamano “edicole sociali”, ma oggi sono diventate condomini abitati da morti e amministrati dal nulla. Nessuno si prende la responsabilità, nessuno risponde alle ordinanze. E il Comune resta fermo con le mani legate, spettatore di un silenzio che sa di abbandono.
Sette edifici, sette ordinanze, zero soluzioni
Dal 2016 ad oggi, il Comune di Modica ha emesso sette ordinanze di messa in sicurezza per altrettante edicole funerarie, ma quasi nessuna ha portato a lavori concreti. Si tratta delle strutture appartenenti al Circolo G. Di Vittorio, alla Società C. Papa (due diverse edicole), e alle parrocchie di S. Pietro, S. Paolo e SS. Salvatore. Tutte mostrano problemi statici, infiltrazioni e crolli parziali. In alcuni casi l’accesso è vietato, in altri le transenne servono solo a “tranquillizzare” i visitatori.
Le ordinanze ci sono — e sono precise, datate, firmate — ma restano carta morta. Dal 2017 al 2024, il Comune ha chiesto più volte ai rappresentanti legali di intervenire. In risposta, quasi sempre: silenzio. Oppure, nel caso dell’Edic. Sociale Parrocchia S. Pietro, una CILA depositata nel 2018 e mai eseguita.
La mappa del cimitero: dove il tempo si è fermato

La planimetria generale del cimitero di Modica racconta meglio di qualunque documento lo stato delle cose. Ogni colore e ogni numero segnano un’edicola sociale destinataria di ordinanza: rosso per la Società C. Papa, verde per le parrocchie, blu per le cooperative, giallo per le confraternite. In tutto, una costellazione di edifici disseminati tra i viali principali — S. Giorgio, S. Francesco, S. Paolo, Addolorata — che mostra come il problema non sia isolato, ma diffuso e strutturale. La mappa diventa così un colpo d’occhio impietoso: il cimitero è un mosaico di emergenze statiche.
L’elenco della vergogna: sette edifici, sette storie di abbandono
Dietro ogni ordinanza c’è un edificio che cade a pezzi, un nome che non si trova più, una promessa rimasta sospesa. Alla Parrocchia di San Pietro, lungo viale San Felice, la messa in sicurezza era stata annunciata già nel 2018, ma i lavori non sono mai stati completati. Il degrado è diffuso, gli intonaci si sgretolano, eppure l’edicola resta “fruibile” . Nessuna relazione tecnica aggiornata, nessuna verifica sulle reali condizioni statiche nonostante la richiesta di una dichiarazione da parte di un tecnico qualificato attestante l’insussistenza di pericolo.
Poco distante, l’Edicola della Società C. Papa su viale San Massimo mostra lo stesso copione: lavori programmati, documenti depositati, ma nessun risultato visibile. Il N.O.P.E. ha certificato l’inadempienza e chiesto la chiusura del piano terra, ma l’edificio rimane accessibile. Un luogo sospeso tra carte e silenzi.
La situazione non migliora alla Parrocchia di San Paolo, dove due edifici distinti – su viale San Gabriele e su viale San Francesco – sono da anni sotto osservazione. In un caso solo il primo piano è stato chiuso, dopo una lunga trafila di note e richieste tra Comune e Servizi Cimiteriali; nell’altro, le transenne sono diventate parte del paesaggio, a proteggere un pilastro d’angolo ormai sfibrato dal tempo. Nessun segnale concreto di ripristino.
Sul versante di viale San Felice 28, l’edicola della Parrocchia SS. Salvatore è sigillata. Le segnalazioni di pericolo risalgono al 2020 e da allora nulla è cambiato: muri lesionati, calcestruzzo sbriciolato, cancelli serrati e silenzio assoluto. Un’altra tomba murata viva nell’indifferenza generale.
Ancora più emblematica la storia dell’Edicola della Società Carlo Papa al civico 103 di viale San Tommaso. Ordinanza del 2016, nessun lavoro, solo transenne arrugginite e crepe che si allargano. Sette anni di immobilità e un senso di abbandono che ormai si respira come la polvere.
Infine, il caso più grave: l’Edicola del Circolo Ricreativo “G. Di Vittorio”, lungo viale San Massimo. L’edificio è pericolante, chiuso e privo perfino di un legale rappresentante. Il sodalizio è stato sciolto, nessuno risponde più per quella struttura che rischia di crollare sul viale stesso. Sono stati i Servizi Cimiteriali a intervenire d’urgenza, montando recinzioni e barriere paramassi. Un condominio di morti senza più proprietari vivi, dove ogni responsabilità si perde tra lapidi e carte dimenticate.
Sette storie, un solo filo conduttore: l’assenza. Ordinanze ignorate, enti che si rimpallano le competenze, porte chiuse e muri che cedono.
I condomini dei morti
Queste edicole sono come condomini abitati da defunti, ma senza amministratori né condòmini vivi. È un’immagine che racchiude tutta la verità della vicenda: senza un soggetto vivo e identificabile che rappresenti i diritti e i doveri dei concessionari, ogni intervento resta impossibile. Non si può notificare un’ordinanza ai morti.
Il Comune potrebbe agire con il potere sostitutivo in danno, eseguendo i lavori e rivalendosi sui soggetti responsabili. Ma non lo fa perchè non avrebbe la capacità economica. Così, tra faldoni pieni di numeri di protocollo e ordinanze rimaste sospese, l’unico intervento concreto continua a essere la posa delle transenne.
Chiesa e Comune, un silenzio che pesa
Le edicole parrocchiali, teoricamente sotto la responsabilità dei parroci, restano un tabù anche per la Curia. Il Vescovo di Noto, mons. Salvatore Rumeo, è stato recentemente coinvolto dal Comune per “sensibilizzare” le parrocchie, ma da allora nulla è cambiato. “Ci stiamo lavorando tutto l’anno – ha affermato il vicesindaco Saro Viola poco tempo fa – stiamo lavorando per risalire a tutti i registri ma si parla di concessioni date anche negli anni 70’ “
Un labirinto senza uscita
Il nodo resta sempre lo stesso: non si trovano i proprietari. E senza i vivi, le ordinanze restano carta spenta. Ogni edicola è un piccolo condominio giuridico: servono atti, firme, rappresentanti, ma anche responsabilità. A Modica, però, la città dei morti ha più presenza legale di quella dei vivi.
Intanto, le strutture continuano a deteriorarsi, anno dopo anno, in attesa che qualcuno — Comune, parrocchie o magistratura — decida di mettere ordine tra i loculi dimenticati.
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Meno Rosa
Mi dispiace tanto per la “Società Carlo Papa” Sono certo che i Soci non sono stati informati di questa INOSSERVANZA dal Presidente in carica alla data di notifica ed ancora oggi cioè Giorgio Casa come riportato nell’ordinanza Sindacale.