La RG-CT è quasi un cantiere aperto ma attenti a tempi, corruzione e sicurezza: monito della CGIL

La Ragusa – Catania è quasi un cantiere aperto e questo è senza dubbio un grande passo in avanti nel percorso di sviluppo infrastrutturale del territorio ibleo.

Le aziende aggiudicatarie dell’appalto risultano essere imprese solide tra le più grandi a livello europeo nel campo delle costruzioni. Raggiunto questo traguardo importantissimo per il territorio e l’intero sud –est siciliano occorre ora restare in campo perseguendo diversi obiettivi.

A farsi portavoce di alcune preoccupazioni è la CGIL: in primo luogo i tempi stabiliti dai cronoprogrammi, che rappresentano un primo grande scoglio da superare visti i precedenti in Sicilia dove le opere in cantiere di solito rimangono ferme al palo per anni prima della realizzazione. Basta vedere l’attuale situazione dell’autostrada Siracusa-Gela dove per la costruzione dei 19 Km da Rosolini a Modica si stanno registrando diversi anni di ritardo.

Poi c’è il capitolo corruzione e gli appetiti delle organizzazioni criminali sull’enorme quantità di denaro pubblico disponibile.

Un’ opera così importante deve rappresentare non solo un opportunità di lavoro, ma dev’essere l’occasione, soprattutto in Sicilia, per determinare opportunità di buona occupazione a tutti i livelli.

Per la Cgil e per tutto il sindacato la realizzazione dell’opera deve rappresentare sotto il profilo del lavoro l’occasione per l’avanzamento dei diritti ed in generale della condizione del lavoro. Non basta, come si è fatto fin ora rappresentare solo il lavoro del diretto e quello delle “ditte madri”, occorre contrattare per l’indotto e i sub appalti. Contrattare soprattutto salari e sicurezza.

Se da un lato si è registrato un importante passo in avanti con l’introduzione del Durc di congruità, oggi si rischia invece uno scivolamento verso il basso, soprattutto nel contrasto al lavoro irregolare e alla corruzione, con la riforma del Codice degli Appalti del Governo Meloni che prevede innanzitutto la liberalizzazione del subappalto “a cascata”, portando nel settore pubblico quanto di peggio già accade in quello privato: la frammentazione dei cicli produttivi, un incentivo al nanismo aziendale, la nascita di società scatole vuote. In pratica, imprese senza dipendenti che prenderanno in appalto lavori pubblici, per poi subappaltare la commessa ad altre, che subappalteranno a loro volta in una catena senza fine.

Oggi il Codice degli Appalti, consente un solo livello di subappalto. Con l’abrogazione di questo comma prevista nella riforma, si liberalizza il meccanismo del subappalto rendendo difficili i controlli per le stazioni appaltanti, gli organi ispettivi e riducendo le agibilità per le organizzazioni sindacali. Inoltre, e questo è un dato statistico, quando si allunga la filiera aumentano anche gli infortuni, i carichi di lavoro, lo sfruttamento, le zone grigie, il rischio di infiltrazioni criminali.

Poi c’è il depotenziamento dell’Autorità anticorruzione, di cui viene ridimensionato il ruolo di parte terza, e l’allargamento dell’appalto integrato, cioè l’affidamento di progettazione ed esecuzione di un’opera allo stesso soggetto, meccanismo che cancella i confini tra controllore e controllato e che fa lievitare i costi. Prima era previsto solo come un’eccezione, la riforma lo liberalizza del tutto: elimina la soglie e lo consente per qualsiasi tipo di appalto, anche per la manutenzione straordinaria.

Questi sono i temi che richiedono massima attenzione sulla realizzazione della Ragusa-Catania e delle altre opere ricadenti nel territorio, tra queste il Porto di Pozzallo, l’Aeroporto di Comiso e l’Autoporto di Vittoria.

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