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Elena come Loris, vittime innocenti di una società indifferente

Era inevitabile leggendo la storia della piccola Elena, ritornare con la mente a quel sabato pomeriggio di novembre di 8 anni fa, quando in redazione arrivò la notizia, prima della scomparsa e poi del ritrovamento, del corpo del piccolo Loris.

Tutti, per un attimo, abbiamo collegato le due storie, tutti abbiamo pensato a questi due bambini traditi dalle loro mamme, Veronica e Martina.

Due mamme giovani, forse troppo, infelici sicuramente, ma soprattutto destinate ad esserlo per sempre, condannate al peggiore giudizio, quello di se stesse, condannate a portare dentro di se un peso insopportabile quello di aver ucciso le uniche creature che le amavano veramente.

Ma loro forse non erano abituate a quell’amore così puro, unico, speciale e forse avevano paura di perdere anche quello.

Quell’abbraccio, quell’ultimo abbraccio che la piccola Elena da alla sua mamma, pochi istanti prima di morire, ci fa comprendere come il loro rapporto fosse apparentemente simile a quello che ogni mamma ha con la creatura a cui ha dato la vita.

Non sapremo mai la verità, non sapremo mai perché questa donna ha ucciso la sua bambina e abbia scelto di farlo in questo modo così crudele, come non sapremo mai perché Veronica abbia ucciso il suo Loris, anche lei in un modo atroce e anche lei liberandosi del corpo come per liberarsi anche della colpa.

Possiamo solo fare supposizioni, congetture, ma la verità non verrà fuori e lo sapete perché? Perché qualsiasi giustificazione, qualsiasi motivazione non avrebbe senso, sarebbe comunque contro natura, sarebbe comunque una mezza verità.

Queste donne sono davvero impazzite o forse, qualche segnale nel loro comportamento avrebbe potuto lasciare presupporre questo finale? Questo è un aspetto che è fondamenta appurare perché altrimenti ciascuno di noi domani potrebbe impazzire e uccidere e non crediamo che sia davvero così.

Per arrivare ad un simile gesto qualcosa non doveva andare, magari un piccolo particolare che è stato sottovalutato, magari che non si è compreso, o magari che semplicemente non si è visto.

Questa non è una consolazione, è solo la necessità di placare il dolore che questa storia ha lasciato dentro ciascuno di noi, soprattutto in noi mamme che in questi giorni ci siamo soffermate a guardare i nostri bambini e a chiederci: “Potrei davvero farlo anche io?”  

Una cosa è certa, non possiamo solo dispiacerci per poi dimenticare tutto come abbiamo fatto in passato fino a quando accadrà un altro caso. E allora cosa faremo?

Continueremo a fare i paragoni all’infinito?

È tempo di intervenire, è tempo di tornare a ridare importanza ai servizi sociali, perché amministrare non significa solo occuparsi di cultura, turismo, significa anche e soprattutto occuparsi del benessere dei propri cittadini, mettendo in campo tutti gli strumenti necessari a sostenerli e supportarli.

Non è impossibile farlo, bisogna solo ritornare a ridare la giusta priorità alle cose, bisogna solo comprendere che siamo in una fase storica in cui il disagio delle famiglie, dei ragazzi, dei bambini ha raggiunto livelli insostenibili e purtroppo sarà sempre peggio. Facciamo per Loris, per Elena, affinché la loro morte possa essere d’esempio e servire, almeno, a salvare altre piccole e innocenti vittime. 

catania, Elena Del Pozzo, Loris Stival, Martina Patti, Mascalucia, santa croce, Veronica Panarello

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