Sbarchi, Sicilia sotto attacco. Governo non interviene, Ue sonneccchia, turismo e pil vanno a picco

Pozzallo torna ad essere scenario di sbarchi, nonostante le rassicurazioni dei mesi scorsi. Puntuali, all’arrivo della bella stagione, favoriti dalle condizioni ottimali del mare, centinai di immigrati, a bordo di improbabili barchini, si preparano a riversarsi lungo le coste siciliane, mandando in overbooking i centri d’accoglienza, a partire da Lampedusa, dove la situazione attuale è al limite dell’emergenza umanitaria, fino a Pozzallo.
E’ di estrema evidenza come ogni politica di contenimento voluta dalla “dottrina Lamorgese” sia clamorosamente fallita; a partire dall’aiuto dato ai libici per prevenire e controllare le partenze, laddove le motovedette donate loro, vengono utilizzate per un’occupazione militare di ampi tratti di acque internazionali e per sparare contro i nostri pescherecci, piuttosto che per salvare vite urbane e dare al caccia agli scafisti dei quali sono spesso attivi complici.
D’altra parte appare incomprensibile anche l’atteggiamento dell’UE, completamente assente dallo scenario internazionale, e silente spettatrice della reiterata e palese violazione del Trattato di Dublino sui ricollocamenti dei migranti arrivati in Italia quale terra di primo approdo, mai coinvolti in una reale operazione di distribuzione territoriale, con il paradosso che gran parte di quanti arrivano neanche vogliono restare in Italia, preferendo congiungersi con parenti ed amici in Francia o Spagna, ovvero privilegiando addirittura l’approdo nei Paesi del nord Europa, dove maggiore è la richiesta di mano d’opera.
Nel frattempo le coste continuano ad esser serenamente violate, ed a disposizione di trafficanti e mercanti di morte, i veri protagonisti di questo immondo commercio, che utilizzano i disperati per arricchirsi, protetti da una fitta rete di connivenze e da una giustizia, quella italiana, anche in questo caso inadeguata e lenta, mai realmente severa come il caso meriterebbe.
Naturalmente nessuno vuole e può negare l’emergenza umanitaria che riguarda ciascuno dei migranti, o almeno la parte di loro che arriva in Italia spinta da una reale esigenza di libertà o dal semplice rifiuto di una vita di estrema povertà; ma tutto ciò non basta: non basta la solidarietà, non basta l’accoglienza, non bastano neanche gli slogan carichi di pelosa solidarietà cui ci sottopone spesso la politica nazionale.
Qui, in gioco, assieme alla vita ed al futuro dei migranti, c’è anche la vita ed il futuro della Sicilia, sottoposta ad una pressione oramai insostenibile, costretta ad affrontare da sola emergenze disumane, e colpita economicamente nella voce più importante del suo pil, il turismo, comparto che per primo subisce le conseguenze di queta invasione silenziosa.
Abbiamo raccontato mille volte della concorrenza economica di Spagna, Portogallo, Grecia, e persino Cipro, rispetto all’offerta turistica e ad una battaglia condotta a colpi di servizi e minori costi per i potenziali turisti. Una battaglia che già così spesso ci vede soccombere; una battaglia impari se aggiungiamo anche l’incertezza legata alla difficile condizione sanitaria ed all’abbassamento dei livelli di sicurezza che gli sbarchi incontrollati comportano.
Bisogna reagire e subito; bisogna che la Regione faccia sentire alta la propria voce; ma, soprattutto, bisogna che lo Stato faccia fino in fondo la propria parte: sul fronte interno, ma anche nello scacchiere europeo.
Restare in silenzio, accettare questo stato delle cose, non reagire immediatamente, significa condannare la Sicilia alla povertà ed all’isolamento; un condanna dalle conseguenze così dure che nessun ponte potrà mai riuscire ad alleviare.



