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13 Maggio 2021

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Petizione per concedere a Gyosho Morishita la Cittadinanza Italiana

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Richiesta al Presidente della Repubblica Mattarella perchè conceda la cittadinanza secondo quanto disposto dall’art. 9, comma 2, L. 91/1992.

Il monaco buddista Morishita ha dei meriti ed un ruolo, eccezionale all’interno della comunità di Comiso e dello Stato Italiano tutto.

Per questo se ne chiede la cittadinanza. La permanenza sul nostro territorio, che oggi è regolata da un permesso di soggiorno per motivi religiosi con cadenza biennale, taglia fuori dall’accesso al Servizio Sanitario Nazionale il vecchio monaco, che vede la situazione complicarsi anche a causa di un mancato reddito.

Egli vive infatti, solo del contributo di cibo offertogli da chi non è indifferente. Cittadino del mondo, che ha testimoniato la pace in infinità di marce e azioni pacifiche, oggi ha bisogno del sostegno di tutte le Comunità cittadine, non solo di quella di Comiso.

Partito da Milano nel lontano 1982, Morishita raggiunse Comiso(RG) per unirsi ad uno dei Movimenti la Pace più importanti della Storia dell’Umanità ,dove come egli stesso ricorda: «negli anni ’80 tanta gente di buona volontà giunse da ogni parte d’Europa per manifestare con la nonviolenza contro la base missilistica nucleare». Da allora Morishita comprese l’importanza del suo ruolo a Comiso e, dal 1995, risiede ininterrottamente nella cittadina.

Alcuni studi legali si sono proposti di seguire la vicenda gratuitamente, alcune alcune forze politiche della città di Comiso hanno dato il loro appoggio.

Ma la situazione è complessa e i cittadini richiedono di percorrere vie straordinarie, come quella di lanciare una raccolta firme, rivolgendosi direttamente al Presidente della Repubblica.

Sulla piattaforma Change. org si chiede alla più alta carica dello Stato di concedere a Gyosho Morishita la Cittadinanza Italiana conformemente a quanto disposto dall’art. 9, comma 2, L. 91/1992.
In fondo, costruire l’ottantottesima Pagoda nel mondo, che accoglie l’incontro con diversità etniche, religiose e culturali nel nome della pace , deve pur servire a qualcosa.

Prima di tutto a mettere da parte l’indifferenza insieme, all’azione di educare le giovani generazioni al fatto che, il capitale senza la pace è inutile per le esistenze umane, in ogni luogo del mondo.

Arianna Salemi

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